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Le notizie politiche sono sempre più assurde. I governanti Lega-M5s non sembrano ancora essersi resi conto che sono alla guida di un Paese con 60 milioni di abitanti. Ogni affermazione del governo ha una ripercussione. La manovra economica del governo non è ancora chiara. Di certo si sa soltanto che i soldi per mettere in atto il programma elettorale non ci sono. Ed ecco quindi che si deve ricorrere al debito. Il problema non sono di per sé i soldi in prestito. Il problema è la credibilità di un governo che attacca tutto e tutti preventivamente senza valutarne gli effetti e le conseguenze. Il gridare al complotto speculativo non fa altro che alimentare la speculazione. Perché c’è chi in questi giorni sta scommettendo al ribasso del debito italiano e al suo downgrade, ossia all’abbassamento del rating, proprio per le affermazioni del governo. Di fatto questo abbassamento è già stato scontato dal mercato. L’innalzamento dello spread di 150 punti base sta già costando allo Stato per lo meno 1 punto percentuale in più all’anno nei rendimenti dei nuovi titoli in emissione, ossia maggiori spese per interessi.

Di fatto la politica che a parole si voleva espansiva sta determinando che nel futuro dovremo pagare maggiori interessi riducendo in concreto la quantità di danaro disponibile per la spesa dello Stato. Ma l’aspetto economico è probabilmente il meno grave. Fa parte di una strategia politica ben precisa. Perché un peggioramento del costo del debito italiano significa meno risorse da spendere e necessariamente un peggioramento delle condizioni per l’accesso al credito dell’economia italiana. La strategia politica è quella di tenere il Paese bloccato a pensare che ci sia un complotto internazionale che vuole strozzare l’Italia facendo in modo che la politica economica determini un peggioramento finanziario di cui si possa accusare qualche potere estero che gestisce il complotto (Soros, Bce, Troika, Commissione europea, ecc.) Nel frattempo si fa in modo di indirizzare le difficoltà in cui si trova e si troverà sempre di più la popolazione a cause che non hanno nulla a che fare con quel problema. Prima fra tutte l’immigrazione.

Si vuole fare in modo che le persone pensino che è il diverso, lo straniero che ci fa vivere male. Si vuole che le persone attribuiscano tutti i loro problemi di qualunque natura, la colpa di tutto ciò che non va a qualcun altro. Salvini dice di lavorare per gli italiani da buon padre di famiglia che protegge la casa e i figli. Che chiude la porta di casa per proteggerli. Salvini legittima un pensiero fascista e razzista. Perché viene costruita una realtà che non esiste e affermata con slogan che non hanno senso. Dire “aiutiamoli a casa loro” significa implicitamente dire che il Paese Italia è “casa nostra”. Come dire che è una proprietà privata. È un assurdo assoluto. Viene proposto di eliminare completamente il concetto di Stato e di istituzioni che non sono la proprietà di nessuno. La Costituzione italiana stabilisce e garantisce diritti e doveri dei cittadini. Ma il termine “cittadino” si deve estendere a chiunque si trovi sul territorio dello Stato. È la Corte costituzionale che lo ha stabilito. Per lo Stato italiano vengono sempre prima le persone e non esiste un concetto di proprietà dello Stato da parte di qualcuno.

Per quanto Salvini e Di Maio abbiano ampiamente vinto le elezioni questo non significa che siano diventati i “proprietari del Paese”. Fateci caso. La loro proposta politica quotidiana è proprio questa: “Ora che siamo noi quelli che decidono, ora che siamo i proprietari, tutti dovranno fare quello che diciamo noi, per il bene di tutti”. E forse è proprio per questo che il clima è così pesante. Anche perché certe notizie sembrano confermare questa idea. Dalla circolare del ministero dell’Interno che stabilisce lo spostamento coatto dei migranti di Riace (poi rettificato perché illegale) alla sindaca leghista di Lodi che esclude dei bambini dalla mensa scolastica perché “non italiani”. Oppure quando Salvini parla di 60 milioni di italiani che sarebbero con lui. Quando sono a malapena 16 milioni quelli che hanno votato per lui e Di Maio. Esiste ancora la Costituzione, esiste una magistratura indipendente, dovrebbe esistere anche un’opposizione parlamentare anche se sembra scomparsa. Esistono soprattutto le persone, italiani o non italiani non ha alcuna importanza, che si oppongono a questa narrazione manipolatoria. Una opposizione spontanea che si ribella a questa violenza come necessità personale di affermazione di una identità di essere esseri umani.

Qualche giorno fa ho visto su Rai1 il bellissimo e drammatico documentario di Alberto Angela sul campo di concentramento nazista di Auschwitz. Non ricordo bene quando ma ad un certo momento viene proposta l’idea che il grande pericolo, quello cui dobbiamo stare attenti per evitare il ripetersi di simili catastrofi sia l’odio. L’odio per l’altro, il diverso, lo straniero, ecc. In realtà non è così. L’odio può determinare la violenza, questo sì. Ma il vero pericolo per la democrazia è quando l’azione di aggressione all’altro si realizza senza affetti. È quello che ha “realizzato” il nazismo. Salvini che manda i suoi tweet in cui fa affermazioni violentissime e finisce la frase con “un bacione”: quella mancanza di empatia, di sentire la realtà umana dell’altro, non è odio. È una politica priva di affetti. Salvini, come lui stesso dice, non odia nessuno. Fa il suo lavoro meticolosamente. È quando la realtà umana diversa da se stessi non esiste più, quando viene annullata, fatta scomparire che si perdono gli affetti. Chi ha la pelle scura, lo straniero, la donna, il diverso perdono la qualità di essere esseri umani. È pensiero freddo e razionale. Pensiero lucido che deve gestire un “problema”. L’odio non c’è affatto. Il grande pericolo è questo. La disumanità c’è quando si sono persi tutti gli affetti. Anche l’odio. Restare umani significa ribellarsi all’anaffettività.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola dal 19 ottobre 2018


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