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Quando il terremoto ha devastato il Centro Italia nel 2016, come avvocati e giuristi di Alterego-Fabbrica dei diritti ci rendemmo conto immediatamente di un fatto: la conoscenza del diritto era carente. I cittadini terremotati vedevano cambiare le regole della loro vita senza comprenderne le norme o i processi. E la mancanza di conoscenza li rendeva inconsapevoli. Attivammo così il primo intervento di Avvocati d’emergenza.

Oggi se tale mancanza proviamo ad assumerla nei casi di abusi di polizia, ci rendiamo conto che il “potere della divisa” genera nel cittadino un senso di subordinazione tale da rendere impossibile qualsiasi rimostranza. Nella considerazione che il ruolo dell’avvocato debba sempre più assurgere a “ruolo sociale”, non solo di difensore della parte in un processo, ma di detentore della conoscenza giuridica che deve tornare in strada, è fondamentale pensare a una vera e propria redistribuzione della conoscenza e del sapere. Vlad (Vademecum legale contro gli abusi in divisa) nasce dal lavoro di Alterego – Fabbrica dei diritti e Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), con l’intento di informare e formare ogni persona, sui propri diritti quando entra in contatto con la forza pubblica e sui doveri di quest’ultima nei confronti di ogni persona.

Oltre a quelle regole di buon senso che è bene sempre ricordare (in caso di fermo avvertire sempre amici o familiari, leggere sempre i verbali che ci vengono presentati e non firmarli se non corrispondono alla verità, conoscere il proprio avvocato in quanto unico soggetto in grado di presentare tutte le richieste quando si entra nel circuito giudiziario, ecc.) l’opera si sofferma sulle categorie sociali che, dati alla mano, sono più soggette agli abusi: utilizzatori di sostanze stupefacenti, soggetti con problemi psichiatrici, homeless, extracomunitari, attivisti e militanti politici.

Conoscere il quantitativo di sostanze stupefacenti che differenzi l’uso personale dallo spaccio, come funziona il Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), sapere che non si può essere espulsi dal territorio se è in essere un ricorso alla commissione migranti o che una manifestazione non deve essere autorizzata bensì semplicemente comunicata, sono solo alcune delle conoscenze che dovrebbero essere parte del patrimonio di ogni persona. Vlad vedrà la luce il 15 novembre, e sarà presentato a Roma con un primo grande evento al cinema Palazzo di San Lorenzo. In seguito, sono tante le richieste di presentazione che ci arrivano da tutta Italia, una risposta questa che corrisponde al diffuso bisogno di conoscenza che esiste in gran parte della società e ai tempi che stiamo vivendo. Perché è ormai chiaro che quando si parla di abusi, si parla di repressione.

Dopo l’ultimo decreto sicurezza, tale repressione ha subito una ulteriore fase di “normativizzazione”, contro terroristi, black-block e antagonisti. Nomi insomma, che fanno oramai parte di un immaginario pubblico, ma che non raccontano nulla, se non definire quel “folk devil” di cui un governo repressivo e reazionario ha sempre bisogno. Nomi che, spesso, includono le tante e i tanti che impegnano la loro vita nella lotta per una società più giusta e inclusiva. Ma dall’altra parte esiste una Costituzione, dei principi fondamentali del diritto che parlano di libertà personale, di libertà di manifestare, di proporzione tra offesa e pena, di giusto processo e di giudice terzo. Principi e valori che definiscono la nostra società, il nostro stare insieme e che assoggettano chi ci governa.

La conoscenza del diritto dovrebbe essere la base per vivere in una società, così come dovrebbe essere la base di ogni lotta. E l’avvocato, in quanto detentore di questa conoscenza, dovrebbe avere il diritto e il dovere di fare la sua parte.

 

L’articolo di Riccardo Bucci è tratto da Left n. 42 in edicola dal 19 ottobre 2018


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