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Zolle su zolle, costa su costa. In Italia si divora il territorio con abusi e cemento. Un’emergenza. Da alcuni giorni è finalmente iniziato l’iter della legge per contrastare il consumo del suolo che viaggia con un ritmo di 3 mq al secondo.
Una legge che intende partire dal lavoro fatto in precedenza. Nella scorsa legislatura, infatti, dopo un lungo lavoro di ascolto, il Parlamento era quasi riuscito ad approvare un testo. Oggi si riprende quella norma, ma, a detta del ministro all’Ambiente Sergio Costa, c’è in aggiunta il bilancio ecologico. Un indicatore per misurare il nostro consumo di risorse, in relazione all’ambiente in cui viviamo. In modo da fare una valutazione di quanto suolo si spreca. «L’ho già detto alle Camere: la legge sul consumo di suolo ha la priorità», ha affermato il ministro. Così oggi nei due rami del Parlamento sembra siano stati presentati 12 progetti di legge. Le commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato hanno intanto iniziato l’esame congiunto di due disegni di legge sul tema, ma si dovrà arrivare a un testo unificato.
Si tratta del ddl 86 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo nonché delega al Governo in materia di rigenerazione delle aree urbane degradate”, presentato dalla senatrice Loredana De Petris (Gruppo Misto). Il ddl 86 definisce il suolo “bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici. Anche in funzione della prevenzione e della mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico, delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, della riduzione dei fenomeni che causano erosione, perdita di materia organica e di biodiversità”.
Poi c’è il ddl 164 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo, di riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio” presentato dalla senatrice Paola Nugnes (M5S). Quest’ultimo riprende i contenuti del testo elaborato dal Forum “Salviamo il Paesaggio” e messo a disposizione delle forze politiche. Secondo il ddl 164, il suolo riveste un “ruolo fondamentale per la sopravvivenza degli esseri viventi”. Per questo è evidenziata l’indifferibilità delle azioni volte a preservarlo da ulteriori possibili trasformazioni, dai fenomeni di erosione e dalle cementificazioni.
I due disegni di legge sono stati presentati a marzo e ora iniziano l’iter per l’approvazione. In apertura dei lavori, il senatore Gianpaolo Vallardi, presidente della commissione Agricoltura, ha avvertito che sono in itinere altri disegni di legge sul consumo di suolo che potrebbero essere in seguito abbinati per giungere ad un unico testo di legge.
Entrambi i ddl vedono nel riuso e nella rigenerazione urbana, nonché nella limitazione del consumo di suolo, princìpi fondamentali in materia di governo del territorio. I testi impongono l’adeguamento degli strumenti di pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica. Prevedono che le politiche di sviluppo territoriale nazionali e regionali favoriscano la destinazione agricola del suolo e affidano il monitoraggio sul consumo di suolo all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni e delle province autonome.
Anche se entrambi i disegni di legge perseguono l’obiettivo di arresto del consumo di suolo, il ddl 86 prevede step graduali, mentre il ddl 164 prevede misure immediate. Sarà inevitabile trovare una sintesi tra i diversi approcci presenti nei diversi disegni di legge. «Dobbiamo arrivare ad avere finalmente una legislazione efficace su un tema così importante. Dopo la delusione della scorsa legislatura i gruppi parlamentari hanno la responsabilità di trovare un accordo e noi, insieme alle altre associazioni ambientaliste con cui stiamo lavorando assieme, daremo il nostro contributo», racconta Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente.
Il ddl 86 prevede un consumo di suolo pari a zero entro il 2050, in coerenza con l’obiettivo fissato dall’Unione Europea. Demandando alle regioni di definire la riduzione progressiva del consumo di suolo, che dovrà essere pari ad almeno il 20% ogni tre anni rispetto al consumo di suolo rilevato nei tre anni precedenti, sia per il consumo permanente, sia per quello reversibile. La bozza prevede inoltre la costituzione della cintura verde intorno ai centri abitati. Ma non solo. Anche l’obbligo per i Comuni di censire gli edifici e le aree dismessi, non utilizzati o abbandonati per verificare se possono essere oggetto di un programma di rigenerazione in grado di evitare il consumo di nuovo suolo.
Il ddl 164 sancisce invece l’immediato arresto del consumo di suolo e la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica nei Comuni volte ad eliminare le previsioni di edificazione comportanti consumo di suolo in aree agricole, naturali e semi naturali. Per raggiungere questi obiettivi, il ddl introduce una serie di adempimenti a carico dei Comuni, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della norma. Gli adempimenti consistono nell’individuazione delle aree o degli immobili da sottoporre prioritariamente a interventi di riuso e di rigenerazione urbana. Nella redazione di una planimetria che individui e delimiti l’area urbanizzata esistente, nella esecuzione di un censimento edilizio comunale che consenta la costituzione di una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato da recuperare. Un data base aggiornato sullo stato del consumo di suolo, nella segnalazione annuale alle Regioni degli immobili che versano in uno stato di degrado tale da arrecare danno al paesaggio.
Bisogna ora capire come i due testi verranno amalgamati, insieme con gli altri depositati in queste settimane, operando una scelta sugli obiettivi da perseguire e sulle tempistiche.

«I processi di urbanizzazione, le trasformazioni di aree agricole e naturalistiche ad urbanizzate, continuano inesorabilmente in particolare nelle aree di maggior pregio» continua Zanchini. «Serve una legge quadro sul consumo di suolo e sulla rigenerazione anche per dare una coerente cornice normativa alle Regioni, che in diverse hanno già approvato leggi ma molto diverse tra di loro negli obiettivi e negli strumenti. Insomma abbiamo anche la necessità di mettere in coerenza le leggi regionali».
Ma dobbiamo dircelo, non siamo all’anno zero. Il percorso legislativo è iniziato nel 2012. Erano i tempi di Mario Monti e il ddl era poi rimasto per anni a bagnomaria in Parlamento, per essere approvato alla Camera solo a maggio 2016. Testo rimasto bloccato oltre 500 giorni a Palazzo Madama.
Poi si mise mano anche in Senato. «Il nuovo – spiega Edoardo Zanchini – si presentava migliorato e semplificato la relatrice della nuova versione era la senatrice del Pd Laura Puppato. La Puppato aveva lavorato a un testo su cui si era aperto un ampio confronto, grazie anche a un attento lavoro di audizioni e di collaborazione con Regioni, Comuni, Ispra e associazioni». C’erano stati giudizi positivi anche dalle opposizioni. Poi lo stop. Inesorabile, causa fine legislatura.
Per questo oggi portare a casa la legge sarebbe dunque un traguardo importante. Se il nostro Paese appare più fragile di altri agli eventi catastrofici, le colpe non sono solo del cambiamento climatico, ma di come abbiamo trattato il territorio negli ultimi decenni. L’Italia dei terremoti e delle alluvioni non ha alcun bisogno di altre proroghe e lungaggini. La legge è una necessità. È quanto emerge dal Rapporto sullo sviluppo sostenibile presentato il 4 ottobre dall’Asvis secondo il quale “nonostante il miglioramento che si osserva in tanti indicatori globali non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria per raggiungere, entro il 2030, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Ce lo racconta, anche, con dovizia di particolari il rapporto annuale dell’Ispra, presentato il 17 giugno scorso a Roma. Rapporto che spiega come il suolo si consuma coperto di cemento. E le coste? L’80% sono schiacciate dalle costruzioni. Ormai quasi l’8% del territorio nazionale è cementificato. Il 2050 è un appuntamento importante, questa è l’unica strada per arrivarci.

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