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E finalmente, il 10 novembre, si torna in piazza, per un corteo nazionale, plurale, pacifico e di massa che ci si augura ampiamente partecipato, contro il razzismo, rappresentato oggi soprattutto dal Decreto Salvini, contro l’operato di questo governo, non dimenticando affatto le pessime linee guida lanciate, non solo in materia di immigrazione, da quello precedente e contro le diseguaglianze sociali in perenne crescita. Aumentano di ora in ora le adesioni collettive e individuali, le notizie di pullman che porteranno a Roma persone da tutto il Paese (partenza alle ore 14 da Piazza della Repubblica e arrivo a piazza S. Giovanni), si moltiplicano le iniziative intermedie nei territori per spiegare in cosa consistano le 80 pagine di una norma piena di elementi di incostituzionalità, in grado di produrre danni micidiali sulla vita delle persone, a dimostrazione di quanto mobilitarsi sia urgente.

Segnali positivi provenienti da una parte di Paese, più o meno organizzata, che non è disponibile ad accettare le dinamiche di imbarbarimento dilaganti, che chiede altre risposte incompatibili con quelle cariche di odio e di caccia al capro espiatorio, ampiamente dominanti oggi. Le donne e gli uomini che si riconoscono in Riace e in Mimmo Lucano, nella solidarietà ai bambini figli di migranti esclusi a Lodi, coloro che pensano ancora che la povertà, il non avere un lavoro, una casa, una vita dignitosa, non costituiscono una colpa ma sono il risultato di scelte politiche sbagliate e criminali. Tuttavia una riflessione sulla piazza, nel 2018 è importante. È necessario domandarsi a cosa serve, cosa può cambiare e come può influire nella quotidianità che poi ci si ritrova ad affrontare il giorno dopo.

Tanti anni fa, grazie anche ad un ruolo profondamente diverso dei partiti, del Parlamento, dei corpi intermedi, le piazze facevano anche cadere governi, imponevano mediazioni, portavano a risultati spesso concreti. Restando nel tema dell’antirazzismo non bisogna andare neanche troppo lontano nel tempo. L’omicidio del rifugiato sudafricano Jerry Masslo nelle campagne di Villa Literno (agosto 1989) portò due mesi dopo ad una immensa manifestazione e sei mesi dopo alla “legge Martelli”, forse una delle meno proibizioniste prodotte in Italia. Negli anni successivi le manifestazioni di massa…

L’articolo di Stefano Galieni prosegue su  Left in edicola dal 9 novembre 2018


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