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Fare risuonare un’intera città delle grida e delle chiamate di soccorso dei migranti detenuti in Libia, in concomitanza con la conferenza internazionale per la Libia che si apre a Palermo il 12 e 13 novembre. Il collettivo artistico Stalker invita la città siciliana, i suoi abitanti e tutte le organizzazioni culturali, politiche e sociali ad una azione collettiva e pubblica per dar voce insieme al disperato grido di aiuto che centinaia di migliaia di migranti, soggetti quotidianamente a violenze e torture, stanno lanciando dalla Libia. La città è invitata a diffondere e amplificare con ogni mezzo possibile, dalle case, dai locali, dagli uffici, dalle macchine in circolazione, gli accorati appelli dei migranti. Oltre che già da anni da Ong e agenzie delle Nazione Unite, le grida sono state raccolte via Whatsapp nell’ultimo anno dai documentaristi Michelangelo Severgnini e Piero Messina in Exodus, fuga dalla Libia.

Le voci rotte di persone terrorizzate, tra spari, abusi, detenzioni e rischio di essere uccise; anche solo mandare un messaggio audio è un atto di coraggio; e per quelli in Italia che credono ancora che riportare i migranti in Libia sia un successo di politica estera, quelle voci dai lager vanno ascoltate. Voci provenienti dalla violenza estrema, dal non diritto, dagli stupri e dal buio. Abusi e torture di cui l’Italia è direttamente responsabile con l’addestramento e la forniture di motovedette della guardia costiera libica. L’Italia si macchia infatti direttamente di respingimenti illegali già condannati dalla corte europea di Strasburgo nella sentenza nel caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia (del 23 febbraio 2012). A distanza di 6 anni, nel 2017, l’Italia ha trovato un modo più sofisticato di agire, con la stipula del Memorandum d’intesa con uno dei leader libici, Al Serraj: gli abusi però sono gli stessi e dai racconti peggiorano ogni giorno. «Have mercy, I need to live this country. They are killing us. Libya is a deadly country. I am on my knees. Let me move out». E come sintetizza un ragazzo della Nigeria dal campo di Zuara: «We need help from the higher orders, we need help from the hierachies, the high people, the people who can speak for us. You can not keep quiet. These are lives». Un’intera generazione africana, migliaia di persone costrette invece a vivere orrore su orrore per l’inerzia e la complicità della comunità internazionale.

L’iniziativa di Stalker a Palermo, città della “Carta della mobilità umana internazionale”, mira a ricordare ai capi di Stati che è indispensabile e urgente mettere in salvo quelle centinaia di migliaia di persone che rischiano quotidianamente la vita e sono di fatto ridotte in schiavitù. Alla loro immediata liberazione va anche affiancata un’azione per cambiare la politica dei muri adottata da Italia ed Europa. I rimpatri forzati si stanno infatti moltiplicando dalla Libia verso un arco che va dal Sudan al Mali, ma le persone rimpatriate, come emerge da una recente indagine sulla Nigeria, sono pronte a ripartire e costrette a subire nuovi abusi. AddressLibya ha appena pubblicato un servizio su un alto ufficiale della guardia costiera libica che, tra le altre cose, riferisce che “l’Italia sta preparando il rimpatrio (dalla Libia ndr) di migliaia di migranti illegali nel loro Paese d’origine sotto il pretesto dei rimpatri volontari utilizzando i finanziamenti del fondo europeo destinato a supportare la Libia secondo l’accordo ratificato nel 2008”  tra i due Paesi (accordo tra Berlusconi e Gheddafi ndr). Ma non risolve le cause, guerra e abusi, delle partenze.

Così Palermo, città della “Carta della mobilità umana internazionale”, potrà far presente ai capi di Stato e di governo lì convenuti l’urgenza di mettere in salvo centinaia di migliaia di persone che rischiano quotidianamente la vita e sono di fatto ridotte in schiavitù. Dalle ore 20 di oggi, 12 novembre, nel complesso monumentale dello Spasimo di Palermo avrà inizio la diffusione cittadina delle testimonianze audio dei migranti in diretta dalla Libia. Verranno anche gettate dalle finestre della chiesa sconsacrata, come segnale di Sos, 10 scale di salvataggio realizzate da Stalker/On con l’equipaggio pakistano della Spirit II, nave sequestrata nel porto di Napoli nel 2004. Le scale sono appena state restaurate in tre giorni di laboratorio nei vicoli del “Villaggio globale”, nel centro storico di Riace che ha prodotto una nuova prospettiva di convivenza per l’Italia e dove in questi giorni molti dei suoi abitanti italiani e stranieri, si vedono costretti ad abbandonare lo splendido borgo da poco rinato. Scale di salvataggio per ricordare che il soccorso è un dovere universale.

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