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Valle del Giordano. «La strada è chiusa, l’esercito non fa passare». Una telefonata e Nasser fa retromarcia: impossibile raggiungere la comunità nel profondo nord della Cisgiordania dove eravamo diretti. «Stanno demolendo delle case, se ci avviciniamo ci bloccheranno per qualche ora», ci dice. Nasser, la nostra guida, è un insegnante, ha poco più di 30 anni. È di origine beduina, come tanti palestinesi rimasti a vivere nella Valle del Giordano dopo il 1967 e il lento svuotamento della zona più fertile della Palestina storica.

Di abitanti, prima dell’occupazione militare israeliana, la Valle del Giordano ne contava 300mila. Oggi ne rimangono poco più di 50mila, la stragrande maggioranza è concentrata a Gerico e in una manciata di cittadine che dagli Accordi di Oslo del 1993 tra Israele e Olp ricadono in area A, sotto il controllo civile e militare dell’Autorità nazionale palestinese. Il resto, il 95% della Valle del Giordano, è area C (sotto il totale controllo israeliano) e in buona parte zona militare chiusa. Qui il divieto di costruire è assoluto: è Israele che decide chi costruisce e cosa, ma i permessi rilasciati ai palestinesi sono una chimera.

«Mai visto un permesso, chissà com’è fatto». Scherza Abu Riadh, dall’alto della sua lunga esperienza con i bulldozer israeliani. Con la famiglia…

Il reportage di Chiara Cruciati prosegue su Left in edicola dal 16 novembre 2018


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