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Sei un senza dio? L’Italia non è il Paese che fa per te. Certo, non ai livelli del Pakistan, dell’Arabia saudita o della Mauritania, dove per gli atei vige la pena di morte, ma solo un pelino più sicuro dello Sri Lanka e di una manciata di altri Paesi nel mondo.

Già perché stando al Rapporto Iheu 2018 sulla libertà di pensiero, il nostro Belpaese si piazza subito dopo lo Zimbabwe in 159esima posizione su 196. Peggio di noi in Europa in quanto a tutela dei diritti dei non credenti non c’è nessuno.

La mappa dei Paesi del “Rapporto 2018 sulla libertà di espressione”. In rosso e marrone le gravi e gravissime discriminazioni nei confronti dei non credenti o appartenenti a minoranze religiose. L’Italia è posizionata a a metà tra sistematiche e gravi discriminazioni. Come la Turchia.

 

Giunto alla sua settima edizione, il Rapporto è stato presentato alla Camera dei deputati dalla Uaar-Unione atei e agnostici razionalisti che fa parte dell’Iheu (International humanist and ethical union), l’internazionale etico-umanista editrice del volume, che a livello mondiale rappresenta i non credenti. La mappa mondiale della repressione è stata elaborata con lo scopo di monitorare, Paese per Paese, se e in che modo le leggi vigenti garantiscono la libertà di espressione e quella di coscienza. In tal senso i dieci peggiori Paesi per atei, non credenti e minoranze religiose sono Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Maldive, Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Mauritania, Malesia, Sudan, Brunei. Mentre i dieci più progressisti sono Belgio, Olanda, Taiwan, Nauru, Francia, Giappone, São Tomé e Príncipe, Norvegia, Usa, Saint Kitts e Nevis.

Per promuovere e proteggere i diritti degli atei e degli umanisti, la Iheu sta portando avanti…

L’articolo di Federico Tulli prosegue su Left in edicola dal 16 novembre 2018


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