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Vicenza: taglio dei posti letto in un centro di accoglienza, i migranti salgono sui tetti per protesta. Centri di accoglienza in cui gli operatori sono (in tutta Italia) già in agitazione. Non solo per i tagli che si preparano ma in quanto, nel silenzio agostano, una circolare ministeriale ha fatto divenire effettiva la loro trasformazione in pubblici ufficiali, ovvero in coloro che dovranno comunicare agli ospiti i dinieghi per asilo e altre forme di protezione e accompagnarli all’uscita dal sistema di accoglienza. Lodi, il Comune decide che per i bambini non comunitari che vogliono usufruire di mensa e scuolabus (ancora contro i bambini) occorrono tre certificati da parte delle autorità del Paese di origine in cui si attesti che non hanno beni di proprietà. Per gli italiani è sufficiente l’Isee, col risultato che su 259 bambini stranieri in 255 debbono pagare perché le ambasciate non hanno prodotto documentazione. Si è attivato un circuito di solidarietà nazionale per aiutarli, ma per il resto nulla. Roma: quattro attivisti sono stati tratti in arresto perché tentavano di impedire lo sfratto di una anziana signora. Processo per direttissima dopo un immotivato fermo in questura. Pisa, il sindaco propone che per aver accesso alle graduatorie per l’emergenza abitativa diventi necessario aver vissuto ininterrottamente per almeno cinque anni nella città. Allora un pisano che se ne è andato per lavoro, per ironia della sorte, a Livorno, per qualche mese, perde il diritto? Quelli citati, sono solo alcuni esempi di come, prima ancora che le ottanta pagine del decreto Salvini su immigrazione e sicurezza entrino in vigore – mentre scriviamo il testo è sotto esame del presidente della Repubblica -, sembra quasi che Comuni, questure e prefetture agiscano come se l’imprimatur della paura impresso con queste misure fosse già legge dello Stato. Forse perché il Consiglio dei ministri lo ha votato all’unanimità (se ne ricordi chi vede nel M5s un argine), o perché il clima permette di intervenire sfruttando già le disposizioni messe in atto dai precedenti governi. Il testo verrà ancora modificato, contiene numerosi elementi che contrastano non solo il dettato costituzionale ma numerosi trattati a cui l’Italia è vincolata che, se applicati, aprirebbero le porte ad ulteriori procedure di infrazione da parte della Corte europea per i diritti umani da cui già siamo considerati in difetto. Sarà difficile che passi l’idea di poter revocare la cittadinanza ad un cittadino straniero se “indagato” o se condannato in primo grado e sarà complicato togliere in maniera indiscriminata ogni forma di tutela, compresa la protezione umanitaria, in assenza di una legge organica sull’asilo. Salvini qualche rospo dovrà mandarlo giù ma la natura organica del testo uscirà inalterata e probabilmente diventerà a breve legge. Già nel titolo, la proposta è platealmente disonesta per numerose ragioni. Si propone di affrontare una inesistente e “urgente” (anche sull’utilizzo esasperato dei decreti legge per ragioni di necessità e urgenza ci sarebbe da ragionare a lungo) serie di emergenze. Quella dell’“utilizzo troppo facile della protezione internazionale”? Sono i numeri a dire che si tratta di una cifra limitata di persone la cui unica reale responsabilità è legata al fatto che non esistono canali di ingresso regolari in Europa per potervi accedere senza la trafila della richiesta di asilo. Quella dell’immigrazione? In calo in tutta Europa e che, utilizzando gli stessi dati del ministero, non sembra costituire alcun allarme sociale rilevante. E leggendo la prima parte il comune cittadino, ormai ottenebrato dalla logica della caccia all’immigrato come soluzione dei propri problemi di assenza di prospettive, potrebbe reagire positivamente pensando che finalmente ha a che fare con un governo che difende i suoi interessi. Ora al di là del fatto che le tematiche inerenti l’immigrazione vengono affrontate, in base al testo, con strumenti repressivi e proibizionisti vecchi, inefficaci e che in venti anni si sono rivelati fallimentari quanto costosi e utili ad ingrassare alcune lobby dell’accoglienza e della detenzione (dai rimpatri spesso ineseguibili ai Cpr, ex Cie in cui restare per 180 giorni, alla distruzione dei pochi progetti che hanno prodotto risultati positivi come gli Sprar in funzione della realizzazione di mega centri in cui rinchiudere anche chi è in attesa della risposta alla domanda di asilo), bisognerebbe leggere per intero il testo per capire cosa vorrebbe veramente cambiare in ciò che resta dello Stato di diritto. Contiene norme che infatti si adattano a poter reprimere qualsiasi forma di conflitto sociale. C’è emergenza abitativa? Condanna fino a quattro anni per chi occupa uno stabile (varrà anche per CasaPound?) e velocizzazione degli sgomberi. Ci sono forme di marginalità crescenti dovute all’impoverimento? Pistole taser (elettriche) anche alle polizie municipali, Daspo estendibili a una quantità infinita di comportamenti illeciti, condanne anche a chi attua un blocco stradale per protesta, a chi rifiuta uno status quo fondato sull’oppressione. E le misure di contrasto alla criminalità organizzata? Da una parte si rende semplice l’acquisto e la vendita di armi da fuoco (per legittima difesa) dall’altra si permette ai Comuni di mettere all’asta anche i beni sequestrati alle mafie, così potranno riprenderseli a costi stracciati e ricostruire le proprie reti criminali. Le mafie ringraziano ossequiose. Il contrasto al terrorismo? Al di là del ritardo ma introdurre maggiori controlli per chi acquista o noleggia tir o furgoni, soprattutto se straniero, e contemporaneamente favorire il mercato interno delle armi cosa significa? Non potremo circolare con un furgone carico di kalashnikov e li potremmo portare, da buoni terroristi, solo su un’utilitaria? Si supera il grottesco insomma. Alla base di questo decreto c’è un costrutto ideologico che a sinistra bisogna capire e fermare. Quello per cui, in una guerra non fra poveri ma contro i poveri, allo Stato tutto sarà permesso. Non saranno unicamente i migranti ad esserne vittime, saremo noi tutti che magari, in nome della flat tax che garantirà più profitto ai ricchi, ci vedremo tagliare quel poco che resta di welfare e non potremo neanche alzare la testa in assenza di una opposizione parlamentare degna di questo nome. Opposizione? Ci sia permesso di ricordare che il sindaco Pd di Bergamo, già candidato sconfitto alla presidenza della regione Lombardia ha scritto una accorata lettera al ministro dell’Interno. Cosa chiede? La possibilità di estendere i Daspo urbani (veri e propri atti di ostracismo 2.0) verso chiunque turbi il pubblico decoro nella città. Se questa resta l’opposizione vincerà sempre l’originale.

L’articolo di Stefano Galieni è stato pubblicato su Left del 5 ottobre 2018


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