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Non so quanti siano i partiti di sinistra in Italia, né mi interessa francamente.
Se esistono, è perché ci sono persone che hanno deciso di partecipare così alla vita politica, e questo è comunque un bene.
Non ha alcun senso comprimere identità, organizzazioni, comunità piccole e grandi in nome dell’unità.
Ci proviamo da anni e l’unico, paradossale risultato è la dispersione di energie e impegno.
Sarei quindi per lasciare perdere e passare ad altro, se il tema è evitare che la frammentazione diventi sinonimo di inefficacia dell’iniziativa.
Dobbiamo chiederci come coniugare la tendenza storica e oggi particolarmente accentuata a produrre forme quasi pulviscolari di aggregazione politica a sinistra, con la necessità di raggiungere una massa critica utile a essere non solo percepiti, ma addirittura incisivi sulla scena politica e sociale.
La risposta potrebbe essere la confluenza.
Se la direzione è comune, l’obiettivo lo stesso, così come la volontà, è possibile collaborare pur indossando divise diverse.
D’altra parte non è ciò che abbiamo fatto nelle campagne vittoriose per l’acqua pubblica e i beni comuni e per la difesa della Costituzione?
Non è ciò che abbiamo sperimentato in tante realtà con l’esperienza delle Coalizioni civiche e delle Città in Comune?
Perché non dovremmo provarci sul piano nazionale, mettendo chiunque si riconosca in una piattaforma di cambiamento nella condizione di collaborare per realizzarla?
Immaginate che qualcuno si assuma l’onere di avanzare una proposta minima, che indichi un senso di marcia, alcuni valori non negoziabili e una regola aurea: qualsiasi decisione fondamentale sarà sottoposta a voto democratico.
Immaginate che questa proposta possa essere sottoscritta da individui e collettivi, attivisti politici, sociali e culturali.
Immaginate poi una intensa fase di partecipazione democratica, in cui questa proposta possa essere concretizzata in programmi e linee di azione locali e nazionale.
Immaginate che tutto questo diventi una piattaforma aperta e trasparente, dove ogni persona e gruppo possa mettere in rete le proprie iniziative, per creare informazione condivisa e cercare la collaborazione di altri.
Immaginate che assuma l’impegno di presentarsi sempre alle elezioni, vincolando tutti gli aderenti ad un metodo democratico di scelta su programmi, candidature e alleanze.
Immaginate che impegni i suoi eletti a rispondere costantemente al mandato ricevuto e a versare parte dei propri compensi a progetti di mutualismo.
Immaginate che non abbia padroni, perché lotta per una società di liberi e uguali.
Io so che in Italia ci sono decine di migliaia di persone che sarebbero disposte ad impegnarsi per un progetto democratico di cambiamento radicale del nostro Paese.
So che molte di loro sono deluse dalla politica, mentre altre non saprebbero vivere senza.
Molte sono iscritte a partiti e molte di più considerano i partiti parte del problema.
C’è chi milita quotidianamente e chi dedica alla politica l’attenzione di un momento.
Chi si sente comunista, chi socialista, chi ecologista, chi considera tutte le definizioni una perdita di tempo, ma crede comunque che questo mondo sia intollerabile.
A nessuna di loro voglio dire cosa deve essere e come deve organizzarsi, ma a tutte vorrei dare uno strumento di unità e di lotta comune.
Questo chiamo confluenza, di mille rivoli, che diventano torrenti, e insieme fanno il grande fiume.

Giovanni Paglia è stato deputato della XVII legislatura ed è esponente di Sinistra italiana.

L’editoriale di Giovanni Paglia è tratto da Left in edicola dal 30 novembre 2018


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