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Dopo il dialogo con Jeremy Corbyn, ecco il sodalizio con Bernie Sanders e con altri 250 leader politici e di movimenti progressisti. Il progetto di Yanis Varoufakis prende quota e, proprio, dagli Stati Uniti giunge l’ultima trovata: la nascita di un’Internazionale progressista. Un’alleanza globale capace di schierarsi sia contro le tecnocrazie mondiali che contro la rete populista (e nera) di Steve Bannon. Quel che sembrava un’utopia, sta prendendo forma e peso politico.

Tutto è nato da un confronto nel mese scorso sul Guardian tra Sanders e Varoufakis. Il senatore democratico, con un lungo editoriale, aveva denunciato «il problema globale le cui gravi conseguenze minacciano il futuro – economico, sociale e ambientale – dell’intero pianeta». E il sorgere di un nuovo asse autoritario e di regimi «ostili alle norme democratiche, nemici della libertà di stampa, intolleranti verso le minoranze etniche e religiose, e convinti che siano i loro personali interessi finanziari a dover beneficiare delle scelte governative».

Repentina la risposta dell’ex ministro ellenico – il quale ha recentemente annunciato che sarà capolista in Germania alle elezioni europee con un forte messaggio di europeismo radicale – che ha rilanciato: «Allora diamo vita a un comitato globale col compito di progettare un piano comune per un New deal internazionale, un nuovo e progressista Bretton Woods». Così è stato.

L’appuntamento è stato organizzato formalmente da Diem25 e dalla Sanders Institute e si tiene dal 29 novembre al 1 dicembre presso un centro conferenze del Vermont. Non una semplice kermesse ma un meeting operativo con workshop tecnici dove si dibattono, nel concreto, i temi per costruire quell’alternativa globale che, ad oggi, manca. Fatti, non chiacchiere.

Sul tavolo di discussione la proposta del…

L’articolo di Steven Forti e Giacomo Russo Spena prosegue su Left in edicola dal 30 novembre 2018


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