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Sull’orrore-Libia, è impensabile immaginare un solo istante che i leader europei non fossero a conoscenza dell’impatto letale e della catena di abusi prodotti dalle loro scelte in materia di migrazione. L’ampiamente documentato “orrore”, era giunto dalla voce-verità in primis dei migranti stessi; e da decine di interviste, reportage internazionali, denunce degli organismi internazionali, rapporti di Ong come Amnesty, Msf, Open Arms tra gli altri, gli aggiornamenti sulla giurisprudenza di Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione). Tutti materiali che potranno essere ormai consultati sul nuovo sito Dossier Libia, a cura dalla campagna Lasciatecientrare, in collaborazione con Asgi e Melting Pot.

Torture e violenze tutte note ed elencate in particolare, da due rapporti delle Nazione Unite, della missione dell’Onu in supporto in Libia (Unsmil) e dell’ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani del 2016. Una sentenza disponibile sul sito da notare è quella storica della Corte di Assise di Milano sulle torture in un “lager” libico (termine usato nella requisitoria del pm). Altro documentario d’importanza e degno di interesse, l’audio documentario di Michelangelo Severgnini e Piero Messina che hanno raccolto decine di testimonianze dalla Libia, in “Exodus, fuga dalla Libia”, da cui emerge l’infinito grido e appello al soccorso.

La mole di informazione disponibile da anni non fa che aggravare il bilancio da un punto di vista morale, perché finora nessuno ha deciso di mettere fine alle torture, allo sterminio di migranti in Libia e di organizzare la necessaria evacuazione di tutti i migranti detenuti e intrappolati nei campi libici. I governi europei hanno invece perseguito e intensificato i respingimenti, la complicità con la cosiddetta guardia costiera libica e la detenzione di massa come mezzo di controllo della migrazione, peggio l’intrappolamento in Libia e la tortura per delega.
Dopo essersi occupato anni dei Cie, LasciateCieentrare ha cominciato a documentare le torture nei centri di detenzione libici. Lager denunciati da tutti i migranti che hanno transitato per il Paese prima di affrontare il viaggio ed arrivare in Europa. Le vittime delle torture, delle violenze, degli stupri, degli abusi, dei ricatti a livello economico sono migliaia: uomini, donne e minori. Il cosiddetto “Decreto Sicurezza”, diventato legge il 28 novembre scorso, cancella proprio quelle vittime di tortura. Spesso titolari, qui in Italia, di un permesso di protezione umanitaria. Oltre alla ben nota difficoltà nel racconto del proprio vissuto, e ai processi di banalizzazione delle “vecchie lesioni”, già operanti, da parte di un sistema di accoglienza fortemente carente nel supportare o anche solo nel riconoscere le vittime di tortura con percorsi idonei, oggi, il “Decreto Salvini” indebolisce il sistema Sprar e trasforma i Centri di accoglienza straordinaria (Cas) in dormitori “per norma”, rendendo invisibili proprio coloro che, invece, avrebbero maggior bisogno di attenzione e protezione.

In un Rapporto già a dicembre 2017 Amnesty accusava i governi europei di essere «consapevolmente complici nelle torture e nelle violenze ai danni di decine di migliaia di rifugiati e migranti, detenuti in condizioni agghiaccianti nel Paese nordafricano». La parola ovviamente cruciale email termine «consapevolmente». Permetteva di confermare, se ne fosse il bisogno, che l’Europa e l’Italia hanno deciso a tavolino la strategia di detenzione e di deportazione di massa: scelto, in riassunto, di gestire la migrazione con la morte. E di macchiarsi di “crimine di sistema” come rivelava la storica sentenza del Tribunale dei Popoli nel dicembre 2017. In Libia, e nel mondo, è in corso un’aggressione e una negazione senza precedenti nei confronti del popolo migrante ed è indagando, guardando e svelando fino in fondo questa interruzione o abisso della coscienza, che scopriremmo, la dimensione e l’estensione di questa sparizione di massa.

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