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Subito dopo il meeting del G20 a Buenos Aires, il governo argentino – guidato da Mauricio Macri e dalla signora da lui indicata alla stampa come possibile vice presidente alle prossime elezioni, il ministro per la Sicurezza Patricia Bullrich – si è spostato completamente sulle posizioni dell’omologo brasiliano Bolsonaro. Una mossa azzardata, ma facile da capire. L’economia argentina sta lentamente strisciando, giorno per giorno, verso una inevitabile conclusione: un nuovo default. Non c’è più nulla da offrire che possa indurre gli elettori a rinnovare la loro fiducia a Macri nelle elezioni generali del 2019. (Durante il G20, un giornalista della Bbc ha osato chiedere alle nostre autorità il motivo per cui l’Argentina fa parte del gruppo di Paesi che formano il G20, visto che la nostra economia è chiaramente una delle più disastrose di tutto il mondo). È per questo che hanno cambiato registro e cominciato ad enfatizzare la crescente violenza sulle strade e l’insicurezza quali questioni principali che preoccupano gli argentini, sebbene il nostro Paese sia uno dei più sicuri dell’America Latina, secondo solo al Cile.

Lo scorso 3 dicembre, immediatamente dopo la partenza dei leader del G20, la Bullrich ha diramato una risoluzione che permette alle forze di sicurezza l’uso di proiettili di piombo quando ritengano di essere di fronte a un «pericolo imminente». Il documento stabilisce che gli ufficiali possono sparare persino se l’oppositore è disarmato; possono aprire il fuoco anche se ci sono minori o anziani nelle vicinanze; inoltre possono sparare al presunto aggressore alla schiena se colto in fuga dalla scena del crimine. Sebbene molte voci si siano levate per ricordare che il nostro codice penale ancora proibisce alla polizia di agire in quel modo, le forze di sicurezza si sono affrettate ad attuare la disposizione ministeriale. Il 7 dicembre, a Salta un poliziotto ha sparato alla pancia di una donna incinta con pallottole di vernice mandandola all’ospedale.

Enfatizzare il bisogno di maggior sicurezza non sembra la mossa migliore nella strategia elettorale. Macri non è fresco di nomina al timone dello Stato. Essendo in carica dal 2015, se ora la situazione è quella che lui descrive, il responsabile non è che lui stesso. Di qui il bluff. Macri vuole rimanere ben saldo al tavolo da poker al comando dell’Argentina ed ha carte molto deboli. Il potenziamento delle forze di polizia è un appello allo zoccolo duro del suo elettorato, costituito per lo più da anziani, conservatori, dall’alta borghesia e da parte della classe media, quella più privilegiata. La sua è comunque anche una mossa di geopolitica. Durante il G20, Macri ha fatto di tutto per entrare nelle grazie di Trump come il suo cagnolino prediletto, ma…

L’articolo di Marcelo Figueras prosegue su Left in edicola dal 28 dicembre 2018


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