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Carlo Maria Maggi è morto nella sua Venezia il giorno di Natale. Condannato all’ergastolo il 20 giugno dello scorso anno, il mandante della strage di piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974, 8 morti e 102 feriti) si è spento dopo una lunghissima malattia a ottantatré anni.

In realtà, diversamente da Maurizio Tramonte, di quella condanna non ha scontato un solo giorno di carcere. Da sempre in precarie condizioni di salute per una neuropatia congenita, ha trascorso gli ultimi anni di vita in sedia a rotelle agli arresti domiciliari. Finito sotto inchiesta a Brescia nella prima metà degli anni Novanta, Carlo Maria Maggi, fondatore di Ordine nuovo e capo della cellula del Triveneto del partito di ispirazione fascista, era sopravvissuto ai processi di primo e secondo grado per la strage di piazza Loggia. Prima assolto dalla Corte d’Assise nel 2010, il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annullò le assoluzioni di Maggi e Tramonte. Venne così istruito un nuovo processo d’appello solamente per questi ultimi due. Il 22 luglio 2015 Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi vengono condannati all’ergastolo. Il 20 giugno 2017 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna a vita per entrambi. I presunti responsabili oggi non sono più solo presunti. C’è la certezza processuale e definitiva che la matrice dell’attentato sia stata ordinovista. Per i giudici Maggi non si limitò a volere la strage, piuttosto procurò l’esplosivo che poi venne affidato a Carlo Digilio e Marcello Soffiati. Quell’ordigno, nascosto in un cestino dei rifiuti, esplose durante una manifestazione antifascista contro il terrorismo nero.

Classe 1934, medico di base nell’isola della Giudecca e in precedenza all’ospedale geriatrico Giustinian di Venezia, Maggi fu membro in passato dell’Msi, da cui però venne espulso a fine anni Sessanta proprio per i suoi presunti legami con il terrorismo fascista. Più volte colpito da ordine di arresto, ricordiamo poi i dodici anni inflitti per la strage di Peteano o quella a nove per la ricostituzione del partito fascista. Venne in seguito due volte assolto per la strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969, 17 morti, 88 feriti) e per l’attentato alla questura di Milano (17 maggio 1973, 4 morti, 52 feriti). «Muore una persona malata da tempo, che ha sofferto per molti anni. Di fronte a ciò il rispetto è doveroso», ha commentato diplomatico Manlio Milani, presidente dell’Associazione familiari delle vittime di Piazza della Loggia. Milani è però fermamente convinto che Maggi non abbia detto tutta la verità: «Avrebbe potuto fare maggiore chiarezza sullo stragismo nero in Italia». A proposito di anni bui e strategia della tensione in Italia, recentemente il presidente è intervenuto criticando apertamente la ricostituzione di Avanguardia nazionale a Brescia: «Mentre la città si è interrogata facendo autocritica, in quelle cene fasciste troviamo la volontà di riproporre identità che il tempo non deve cancellare».

Attualmente, per la strage di piazza della Loggia, Maurizio Tramonte è dunque l’unico colpevole ancora in vita. L’ex infiltrato dei servizi segreti si trova in cella a Fossombrone dopo aver cercato di fuggire in Portogallo poco prima dell’ultima sentenza. Resta infine aperto un nuovo filone d’inchiesta, quello che conduce a due veronesi, all’epoca giovanissimi. Roberto Zorzi e Marco Toffaloni, entrambi residenti da tempo all’estero. Procura ordinaria e minorile si preparano a chiudere l’inchiesta, sebbene siano ancora tanti, forse troppi, gli aspetti ancora da chiarire.

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