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Luigi de Magistris a Napoli, Leoluca Orlando a Palermo, e non solo. Con l’anno nuovo, si è allargato il fronte dei sindaci ribelli che hanno deciso di opporsi alle politiche razziste del governo giallonero, rifiutandosi di applicare una parte del decreto Salvini. In particolare, quella che nega l’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, rischiando così di privarli di diritti sociali e civili, come – ad esempio – l’accesso al sistema sanitario e l’ottenimento di sussidi degli enti locali.

Per portare sempre più Comuni a compiere questo gesto, e per fornire uno strumento alle forze sociali per fare pressione nei confronti dei primi cittadini, l’associazione Alterego – Fabbrica dei diritti ha redatto una bozza di delibera per iscrivere all’anagrafe comunale chi ha fatto domanda di asilo politico in Italia.

«Le leggi razziste, securitarie e repressive come, prima, i decreti di Minniti ed, ora, il decreto di Salvini agiscono anche e soprattutto sullo spazio delle nostre città, creano sacche di esclusione e di diritti negati – spiega l’associazione Alterego in una nota -. Dalle nostre città, dunque, deve partire una nuova resistenza»

«Per questo – proseguono gli attivisti – abbiamo pensato di elaborare un primo modello di delibera che smonti un pezzetto della legge n.113/2018 proprio nella parte in cui prevedendo l’impossibilità per il richiedente, titolare di un permesso di soggiorno per richiesta asilo, di iscriversi all’anagrafe si pone in piena violazione dell’articolo 26 della Convenzione di Ginevra e comporta una grave limitazione al godimento di quei diritti che la nostra Carta Costituzionale individua come diritti fondamentali. L’iscrizione all’anagrafe, infatti, rimane lo strumento tramite il quale si consente ai poteri pubblici di pianificare i servizi da erogare alla popolazione; inoltre essa è da sempre presupposto per l’accesso ad altri diritti sociali e civili, come l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale; l’accesso all’assistenza sociale e concessione di eventuali sussidi previsti dagli enti locali. Nel modello di delibera si richiama la competenza comunale in materia di istituzione di un albo anagrafico (art. 14 del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267), i casi in cui i Comuni hanno già esercitato tale potere istitutivo (si vedano i registri per le unioni civili); la Convezione di Ginevra; gli articoli della nostra Costituzione che tutelano l’iscrizione anagrafica e la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto un diritto alla residenza qualificato come “diritto soggettivo”».

«Il tutto per dire una sola cosa alle istituzioni locali: se volete, avete tutto il potere di istituire quest’albo e garantire ai richiedenti asilo l’iscrizione anagrafica – si legge nella nota -. Avete dalla vostra, la forza della ragione e la forza del Diritto. Si tratta, dunque, di modello di delibera che mettiamo nelle mani dei Comuni solidali che realmente vogliono contrastare gli effetti di questo decreto. Un modello di delibera che mettiamo nelle mani degli attivisti e degli abitanti delle nostre città, piccole o grandi che siano, per fare pressione sui loro governanti e sfidarli ad istituire l’albo per l’iscrizione dei richiedenti asilo. Un modello di delibera che è solo uno dei tanti strumenti che intendiamo mettere a disposizione di questa battaglia per la giustizia e la dignità. La partita per la gestione dei centri Sprar e per i regolamenti di polizia locale dei nostri Comuni è, infatti, ancora aperta. Anche in quel caso gli amministratori potranno decidere da che parte stare: se dalla parte della cieca obbedienza a delle leggi disumane, che condannano migliaia di persone alla marginalità rendendole carne da cannone per le Mafie, oppure dalla parte della “sicurezza dei diritti” di tutti e tutte noi».

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Scarica qui la bozza di delibera redatta da Alterego – Fabbrica dei diritti

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