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Il governo Salvini-Di Maio ha ormai consolidato una propria linea di indirizzo. Prima gli italiani, che significa sostanzialmente calci metaforici e non solo a chi italiano non è. Ricordando sempre l’immortale massima di Larry Holmes: «Ero nero una volta. Quando ero povero». Essere italiano è infatti una questione di immaginazione, o se preferite di classe. Non sono italiani i rom, anche se lo sono da secoli. Non sono italiani i senzatetto, che puoi insolentire e derubare persino di una coperta in gennaio. Non sono italiani gli oppositori politici, a cui mandare bacioni come se fossero manganelli.
Sono invece italiani i ricchi, di ogni ordine e grado, e persino i poveri, se votano bene, accettano l’elemosina, imparano a odiare i più deboli e non rompono le scatole. Ovviamente non sono italiani gli islamici, i neri, e qualunque cosa abbia a che fare con la sponda Sud del Mediterraneo.
Loro sono clandestini e si preparano a essere il bersaglio continuo dei prossimi mesi di campagna elettorale. Come ha detto il Capitano, «chi aiuta i clandestini, odia gli italiani».
È normale, dato che come ci ha ricordato un assessore leghista di Monfalcone i migranti rubano, accoltellano e non pagano dazio.
Quindi si parte da qui, da una gigantesca operazione manipolatoria, che ha offerto un bersaglio facile da odiare ad un elettorato incattivito da anni di inversione dell’ascensore sociale.
Noi siamo quelli che a questa operazione non ci pieghiamo, perché vorremmo invece tornare a salire tutti insieme. Noi infatti amiamo gli italiani, quando lavorano, pagano le tasse, fanno il loro dovere e si battono per i propri diritti. Vorremmo che lavorassero meno ore e per meno anni, che la maggior parte pagasse meno tasse perché una piccola parte ne paga di più, che l’articolo18 tornasse a garantire libertà nelle fabbriche e negli uffici. Noi non crediamo che sia un colore della pelle a rendere italiani, né una religione e nemmeno un luogo di nascita.
Piuttosto la scelta di vivere secondo lo spirito della Costituzione antifascista e di essere fino in fondo cittadini di questo Paese. Né pensiamo di essere troppi, dato che saremo piuttosto troppo pochi. Se qualcuno muore in mare perché cerca una vita migliore, proviamo dolore e indignazione. Questo non ci rende buoni, ma semplicemente umani. Riteniamo che aria pulita, cibo salubre, acqua potabile e un ambiente non inquinato dovrebbero essere un diritto di tutti, anche perché sappiamo che già sono un privilegio di pochi. Non ci illudiamo di poter ottenere nulla se non lottando, ma abbiamo la memoria di quanto si possa raggiungere con l’impegno collettivo. Noi e quelli che stanno con Salvini e i suoi servi sciocchi siamo due Italie, e non è una novità. Ora il punto è che la loro è organizzata, si sente forte e si riconosce in una parte, se non in un partito. La nostra è costantemente impegnata nella contemplazione delle proprie presunte debolezza, insufficienza e incapacità.
Sta persino cominciando a pensare che il nemico abbia qualche ragione, quando invece mai come ora ha torto marcio su tutto.
Allora io dico che è il momento di rialzarci.
Se sindaci coraggiosi come Mimmo Lucano e Luigi de Magistris ci hanno segnalato che è possibile disobbedire a costo di pagare un prezzo, noi tutti abbiamo il dovere di batterci per riconquistare il nostro Paese.
Non so se all’inizio saremo tanti, ma certamente più di quanti molti di noi pensino, quando si sentono soli davanti allo specchio.
Le elezioni europee sono una prima occasione per metterci alla prova e battere un colpo.
Vedo attorno a me troppi distinguo, ritardi e timidezze, a partire dalla mia.
Non servono e non è più il loro tempo.
Serve una confluenza di tutte e di tutti quelli che vogliono cambiare un presente intollerabile senza alcuna nostalgia per un passato indecente.
Città per città: conosciamoci, incontriamoci, ragioniamo insieme, mettiamoci in rete, organizziamoci e lottiamo.
Il tempo è ora.

Giovanni Paglia è stato deputato della XVII legislatura ed è esponente di Sinistra italiana

L’editoriale di Giovanni Paglia è tratto da Left in edicola dall’11 gennaio 2019


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