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Sabato 5 gennaio, 10 del mattino. A Milano il cielo è insolitamente limpido e il sole tagliente come la temperatura che si aggira intorno allo zero. In una città ancora mezza deserta per le vacanze, più di un centinaio di persone si sono date appuntamento in via Lorenteggio 181, quartiere Giambellino, periferia sud-ovest. Ci sono giovani e meno giovani e anche una piccola fanfara, tutti volontari, molti delle associazioni di quartiere. Il gruppo di tute bianche è venuto per ripulire il caseggiato di proprietà di Aziende lombarde per l’edilizia residenziale (Aler), lasciato dalla proprietà da più di un anno in completo stato d’abbandono. Il cortile è invaso da cumuli di immondizia maleodorante e da una colonia di ratti.
L’edificio dovrebbe essere vuoto perché destinato all’abbattimento, come previsto dal piano di riqualificazione sottoscritto nel 2015 da Aler, Regione Lombardia e Comune di Milano. Ma al momento ci abitano circa quaranta persone, che hanno occupato le case a cavallo o dopo gli sgomberi avvenuti in ottica demolizione. Tra queste, anche una decina di famiglie, alcune con minori che frequentano le scuole della zona. Non se ne vanno perché attendono di sapere dal Comune se hanno diritto a un alloggio popolare. «La loro situazione è nota – ha spiegato Gabriele Rabaiotti, assessore ai Lavori pubblici e alla casa di Palazzo Marino – con la Prefettura stiamo analizzando sia i loro documenti sia la loro necessità socio-economica. Noi, come Comune, ci siamo, Aler, invece, tende un po’ a lavarsi le mani e ad uscire di scena. Quello che sto chiedendo è…

L’articolo di Laura Filios prosegue su Left in edicola dall’11 gennaio 2019


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