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Ieri sera alla House of commons Theresa May ha subito la peggior sconfitta che un governo abbia mai subito nella storia parlamentare britannica, con il voto contrario di 432 parlamentari con solo 202 a favore della proposta del governo. La Camera dei comuni ha dunque bocciato l’accordo trattato dalla May con le istituzioni europee.

Immediatamente dopo, su richiesta dello stesso governo, il Partito laburista ha depositato una mozione di sfiducia che verrà discussa nel pomeriggio del 16 gennaio e votata alle 20 ora italiana. Per quanto possa sembrare paradossale, Theresa May è quasi certa di sopravvivere al voto. Infatti l’Erg (European research group), la corrente conservatrice di Boris Johnson e Jacob Rees-Moog, sostenitori della hard brexit, ha annunciato che voterà a favore del governo e lo stesso hanno fatto gli alleati Nord Irlandesi del Duup (Democratic unionis party). Entrambe le componenti sono state decisive nel voto di ieri sera ma sono immediatamente tornate all’ovile in vista del rischio della caduta di governo.

È probabile dunque che la May resti in sella e continui il balletto che ormai conduce da diversi mesi, nel tentativo di far avvicinare sempre di più la scadenza del 29 marzo 2019 e costringere il Parlamento ad approvare il suo accordo. Infatti se stasera non cadrà, il Primo Ministro ha tre giorni per proporre un piano alternativo al Parlamento. Un piano che però difficilmente potrà discostarsi da quanto già trattato fino ad oggi, anche considerando che Donald Tusk per il Consiglio europeo e Jean-Claude Juncker per la Commisione, hanno già dichiarato che non ci sono alternative al piano già trattato. La May, dunque, collezionando una umiliazione parlamentare dopo l’altra (è già stata sconfitta in Parlamento tre volte negli ultimi sette giorni) continua nella sua strategia andreottiana di “tirare a campare”.

In tutto questo il Partito laburista non ha molte alternative alla strategia che sta tenendo e cioè quella di non farsi schiacciare sulle posizioni oltranziste di chi vorrebbe proporre una cancellazione della Brexit o – forse persino peggio – l’idea di riproporre un nuovo referendum. Una proposta simile sarebbe un regalo enorme alla May e un suicidio politico per il Labour che invece, coerentemente a quanto deciso alla conference di Liverpool, prosegue la linea di chiedere nuove elezioni politiche che legittimino un nuovo governo a riprendere le trattative con le istituzioni europee, anche considerando che gli accordi siglati dalla May e bocciati dal Parlamento, sembrano studiati apposta per impedire al Partito laburista – se riuscisse ad arrivare al governo – di attuare il proprio programma elettorale, vincolando il Regno Unito al rispetto di normative europee molto stringenti nei temi chiave della proposta laburista: aiuti di stato alle imprese, nazionalizzazioni, investimenti pubblici.

Ad ogni modo questa vicenda si rivela sempre di più di vero e proprio disastro storico causato dal Partito conservatore che tiene in ostaggio delle proprie divisioni interne un Paese intero. Stasera vedremo come si svolgerà l’ennesimo capitolo di questa saga che sta assumendo risvolti tragicomici.

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