Condividi

Stiamo vivendo una stagione molto dura e difficile, che spinge a pensare al peggio. Se solo ci facciamo soffocare da quello che una volta si sarebbe chiamato lo zeitgeist (lo “spirito del tempo”) si dovrebbe rimanere paralizzati. Tutto sembra andare a rovescio; diritti e conquiste sociali raggiunti con fatica sembrano dimenticati, si riaffacciano fantasmi del passato che credevamo sconfitti, e, fatto forse ancora più grave, tutto sembra come oscurato da una coltre pesante di costruzioni dottrinarie violentissime nei confronti delle donne degli uomini. Si tratta di un pulviscolo denso che entra negli occhi, e offusca la vista ma non dice la verità. La verità è che gli esseri umani nel corso della loro storia sono stati schiacciati e talvolta annichiliti per lunghi periodi da sistemi politici ed economici spesso dispotici, sono stati confusi e soggiogati da teorizzazioni e affermazioni il cui unico scopo consisteva nell’impedir loro di pensare e di vedere la realtà. La storia umana ci racconta però di una capacità di resistenza, di una ribellione, ora silente ora esplicita, in grado di tenere accesa la fiamma della vitalità e dell’immaginazione. Anche nei periodi più aridi e inospitali (penso che questo riassuma la storia millenaria delle donne) gli abitanti del pianeta sanno fare come i torrenti nelle regioni desertiche: conservano le loro preziose gocce d’acqua scegliendo di adattarsi a percorsi sotterranei e, mentre sembrano svaniti, sono capaci di riemergere con la forza della stagione nuova. Di questa indomita opposizione è necessario parlare. Per questo è importante che facciamo coraggiosamente ricerca. Certo non dimenticheremo di protestare e di lottare sempre, dove necessario, opponendoci all’ingiustizia e alla violenza, ma la cosa più radicale di tutte è opporsi al pensiero dominante che giustifica e legittima quell’ingiustizia e quella violenza. È sul pensiero che si gioca la partita più importante, perché da sempre l’ingenuità e la fragilità umana concedono credito a narrazioni costruite per accecare e dominare, a ideologie che dicono il falso sulla realtà umana. La società Venti secondi ha proposto, fin dall’anno passato e raccogliendo un sentimento condiviso da molti, un ciclo di incontri tesi a ricostruire la “storia” delle origini, indagando sulle condizioni iniziali dell’abitare umano e su quali siano stati i primi passi nel campo dell’arte, del linguaggio e della scrittura, della “politica” e dell’“economia” (ante litteram). La suggestione profonda che ha dato il via a questa audace avventura stava tutta nella Teoria della nascita e nella prassi terapeutica e di ricerca dello psichiatra Massimo Fagioli, scomparso il 13 febbraio 2017. L’iniziativa intendeva scandagliare le ricadute dirompenti che il pensiero di Massimo aveva già cominciato a dispiegare in campi del sapere e della conoscenza anche non direttamente contigui al mestiere di psichiatra che pure fu la sua ragione di vita. C’era finalmente la certezza che la scoperta dell’origine biologica del pensiero e dell’identità umana fondata sul non cosciente, sulla fusione tra corpo e mente, sull’immagine prima che sul linguaggio articolato, sulla donna e sul bambino prima che sull’uomo adulto raziocinante, sovvertisse (e rifiutasse) un pensiero millenario che ha pesato sull’umanità più del macigno di Sisifo, obbligandoci a credere all’esistenza del male dentro di noi, alla “mancanza” originale (il peccato), ad un’impotenza ontologica. Ci siamo dunque chiesti, in molti, come custodire e tutelare questo lascito, ma soprattutto come proseguire un lavoro di studio e di ricerca che riuscisse a porre nuove domande, a suggerire l’apertura di nuovi percorsi, a consolidare gli antichi, a coinvolgere e stimolare nuove generazioni a dare contributi inaspettati e fecondi. L’investigazione sui caratteri dell’umanità alle origini, con la commovente immersione nella fantasmagoria delle pitture rupestri, in una società non bellicosa e guerriera (smentendo Kubrick), sostanzialmente egualitaria e rispettosa del ruolo femminile, è stata un’esperienza rigenerante; dalle incisioni astratte di Blombos ai flauti del paleolitico, dalla venere di Brassempouy ai capolavori di Chauvet, abbiamo toccato con mano una cultura raffinatissima trainata dalle donne, per arrivare poi alla stanzialità, alla scrittura cuneiforme, a Gilgamesh ad Omero… e vedere progressivamente il piano della vicenda umana sempre più inclinato verso la prigione del patriarcato, dei monoteismi e del logos … Con lo stesso spirito quest’anno gli incontri proposti dalla Venti secondi e coordinati da Elena Pappagallo affrontano, nello spazio di via Roma Libera in Trastevere – in quella che è stata per tanti anni sede dei seminari dell’Analisi collettiva – il tema delle “rotture” del pensiero e dei paradigmi costituiti. Uno sguardo che si posa su alcuni protagonisti delle “rivoluzioni”…

L’articolo di Ugo Tonietti prosegue su Left in edicola fino al 14 febbraio 2019


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi