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«L’Italia è un Paese tragico» ha scritto Gustavo Zagrebelsky, commentando l’aggressione allo Stato da parte dei poteri occulti. E se c’era qualcuno in grado di raccontare la lunga storia di questa tragedia non poteva essere che Stefania Limiti: la più attrezzata, la più curiosa, la più indefessa cronista dei grandi momenti drammatici della nostra Repubblica. Una storia che comincia all’indomani dello sbarco in Sicilia degli alleati e potrebbe concludersi con la sentenza della Corte d’Assise sulla trattativa fra lo Stato e la mafia: gli anni della rinascita della democrazia dopo quelli della dittatura fascista, gli anni delle grandi stragi dell’eversione, gli anni delle stragi di mafia. Siamo oramai abituati a dirci: oggi si sa tutto, sui singoli episodi di quella storia. Conosciamo gli ispiratori, gli esecutori, i depistatori. Quello però che ancora ci manca e che Stefania Limiti cerca instancabilmente è il filo che collega tutto. Il senso e la spiegazione della storia.

Se le cose sono andate in un certo modo, allora chi sono i grandi responsabili del silenzio? Quante figure di primo piano della politica e del mondo dei servizi italiani sapevano e hanno sempre taciuto? Non troveremo mai un nuovo “armadio della vergogna”, nascosto in qualche ministero, con i nomi di chi sapeva e di chi organizzava. Dobbiamo costruircelo da noi, il nostro nuovo armadio. Stefania Limiti si appoggia alla saggezza e all’intelligenza di Norberto Bobbio, lo studioso che è stato anche il più sensibile al problema del potere occulto e ha scritto pagine importantissime su quanto grande sia il rischio che esso rappresenta per la democrazia. Il potere occulto non si limita a trasformare la democrazia, «la perverte. Non la colpisce più o meno gravemente in uno dei suoi organi vitali, la uccide. Lo Stato invisibile è l’antitesi della democrazia»: parole scritte all’indomani della scoperta degli elenchi della P2, nel 1981. Uno degli aspetti più clamorosi di questa storia Stefania Limiti va a individuarlo negli anni della Liberazione, «nello sdoganamento nelle nuove istituzioni repubblicane di molti uomini che avevano ricoperto ruoli e funzioni centrali nell’apparato repressivo fascista o che erano stati ai vertici del regio esercito.

A loro venne affidata la ricostruzione dei servizi di sicurezza e dei dispositivi per il controllo dell’ordine pubblico nella nuova Italia della guerra fredda». Cuore di questa storia sarà dunque in tutta la prima Repubblica il controllo del ministero degli Interni: la Dc non volle mai consegnarlo ad altri alleati, fino a quando fu in grado di decidere. Nacque un Viminale all’interno del quale operavano centrali diverse: Umberto Federico D’Amato, ufficiale di collegamento con la Nato e capo dell’ufficio Affari riservati; e, ad un altro piano dello stesso palazzo, c’erano funzionari inizialmente legati a Tambroni che operavano in altri ambienti. «La vittoria della Dc alle elezioni del ’48 consolidò i progetti: la rete fascista era ormai cooptata, sarebbero stati loro i migliori baluardi contro il comunismo». Gli strumenti operativi furono preparati con cura: gruppi neofascisti, criminalità comune, logge massoniche, P2, servizi segreti e servizi militari, gruppi dediti alla disinformazione. Una grande e lunga operazione che simbolicamente Stefania Limiti riassume in tre fatti di epoche diverse: «occultamento della verità sulla morte del bandito Salvatore Giuliano (1950); la scelta investigativa fatta dalla Procura di Milano di non seguire la pista dei neofascisti veneti, individuata dal commissario padovano Pasquale Juliano dopo la strage di Piazza Fontana (1969); la costruzione del falso pentito Scarantino che ha imposto per anni una verità “surrogata” sulla strage di via D’Amelio (1992)».

Adesso c’è ancora un importante cammino da compiere per rispondere a questa lettura del potere occulto in Italia. Una lettura che ci consenta di completare la storia politica del dopoguerra. Quanti politici italiani sapevano cosa stava accadendo e avrebbero avuto gli strumenti per intervenire e fermare la lunga sequenza di stragi e di uccisioni? Quanti e quali? E come rileggere definitivamente, ad esempio, l’uccisione di Aldo Moro? Anche per cercare di completare la ricerca di Stefania Limiti, Libertà e Giustizia, con la collaborazione della casa editrice Chiarelettere, ha organizzato un seminario di due giorni (il 23 e il 24 febbraio a Firenze) con storici, magistrati, giornalisti, avvocati. Cittadini che si sono imbattuti per motivi professionali o di studio nel grande problema del potere occulto, che hanno cercato la logica, il senso di avvenimenti che sembrano lontanissimi ma forse non lo sono affatto.

Personalmente (ma credo che Stefania sia d’accordo con me) sono convinta che un grande errore fu fatto proprio al momento di accettare le clausole imposte dal governo alleato che non prevedevano (come invece accadde per la Germania) momenti di autonomia nazionale. De Gasperi non poteva fare altrimenti, forse, o è quasi certo, si trattava di cominciare a ricostruire una nazione distrutta e affamata. Stefania Limiti ricorda un episodio indicativo: Pietro Nenni, alto commissario all’epurazione, chiese di trovare un certo Luca Osteria, uno che risultava nei libri paga dell’Ovra. I suoi collaboratori rimasero sorpresi: il personaggio lavorava qualche stanza più in là, sullo stesso piano della presidenza del Consiglio ed era uomo di fiducia del primo capo del governo, Ferruccio Parri. Stefania cita anche un giudizio dello storico Luciano Canfora secondo il quale il ritorno degli ex nazisti in ruoli di potere nella neonata Germania federale fu «tra i più gravi fattori di arretramento della democrazia all’Ovest durante la Guerra fredda».

Penso che emergeranno, a conclusione della nostra ricerca, le responsabilità di alcuni personaggi di primo piano. E troveranno una spiegazione anche diverse intuizioni che troviamo ad esempio nella relazione finale di Tina Anselmi sulla P2, o nelle commissioni parlamentari come quella presieduta da Giovanni Pellegrino nella dodicesima legislatura sul terrorismo in Italia e sulla mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Nel suo importante Poteri occulti (Rubettino editore), con la prefazione di Enzo Ciconte e la dedica a Sandro Provvisionato, Stefania Limiti ha saputo studiare e consegnarci materiale prezioso.

L’articolo di Sandra Bonsanti è tratto da Left n. 4 del 25 gennaio 2019


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