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Alla fine degli anni Ottanta, quando ero arrivato da poco in Italia, ho avuto la fortuna d’incontrare, seduta in un bar di Recanati, davanti a un bicchiere di whisky, Adelaide Gigli, l’artista argentina che aveva vissuto due esili sulla propria pelle e alla quale la dittatura militare aveva portato via due figli poco più che ventenni, i suoi due unici figli.
Conoscevo un po’ la sua storia prima di incontrarla, perché era stata una delle fondatrici della rivista Contorno di Buenos Aires. Era nata a Recanati nel 1927. Suo padre, il pittore Lorenzo Gigli, dopo aver partecipato a due edizioni della Biennale di Venezia, nel 1930 aveva deciso di emigrare in Argentina con la sua famiglia. Non voleva vivere sotto il fascismo e così aveva deciso di partire, senza immaginare che trentasei anni dopo avrebbe trovato un’altra dittatura, per certi aspetti peggiore della prima. Negli anni Cinquanta Adelaide aveva frequentato la facoltà di Filosofia e lettere di Buenos Aires e nel novembre del 1953 aveva creato, insieme al marito David Viñas e ad altri noti intellettuali (quali Juan José Sebreli, Oscar Masotta, Ismael Viñas, ecc.) il gruppo culturale che aveva dato vita alla rivista Contorno, punto di riferimento essenziale della letteratura argentina di quell’epoca. Questo gruppo, in cui lei era l’unica donna a farne parte, era il referente intellettuale che si opponeva alla rivista Sur (vincolata alla figura di Borges e Silvina Ocampo) e riapriva la tensione tra letteratura e società; inoltre, raccoglieva l’influenza di Sartre e il suo velato avvicinamento al peronismo. Parallelamente ai suoi interessi intellettuali, Adelaide Gigli coltivava la passione per la ceramica; aveva creato un proprio laboratorio e veniva partecipando a diverse esposizioni. Ma dopo il fatale colpo di Stato del 1976 da parte della giunta militare, capeggiata dal generale Videla, la vita di Adelaide Gigli venne segnata da una delle vicende più drammatiche della storia argentina. I figli, María Adelaide soprannominata Mini e Lorenzo Viñas Gigli, furono entrambi considerati desaparecidos, rispettivamente nel 1978 e nel 1981.
Dunque, per mezzo secolo aveva vissuto a Buenos Aires e nel 1977 era tornata in esilio, paradossalmente, nella città che l’aveva vista nascere. «Mi mancano i luoghi dove non sono stata felice, / quelli che non ho voluto amare, / dove sono invecchiata, scappando», aveva scritto in una poesia del 1973, nel suo impulsivo spagnolo, senza sapere, o forse intuendo, che il suo destino sarebbe stato marcato da quella tragica e feroce vicenda. Dunque lasciò l’Argentina nel 1977 e tornò a Recanati, con il bisogno di…

Adrian N. Bravi è uno scrittore argentino che vive in Italia e scrive in italiano. Per Exòrma è uscito L’idioma di Casilda Moreira. Il libro sarà presentato a Bookpride, Milano, il 16 marzo e il 17 marzo a Libri come, Roma.

L’articolo di Adrian Bravi prosegue su Left in edicola da venerdì 1 marzo 2019


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