Condividi

Antonella Bundu ha la forza travolgente di una passione politica, di chi ha sempre lavorato nella militanza di sinistra, dal Social forum alle Ong, lottando per un’Italia multiculturale inclusiva, per i diritti delle donne e dei migranti, pur non essendo iscritta a nessun partito, pur non avendo mai ricoperto ruoli di primo piano in politica, lavorando dal basso. «Un cane sciolto», dice di se stessa. Una tenace indipendente di sinistra, diremmo noi, che nonostante la forte crisi di rappresentanza che viviamo, continua a pensare che valori fondamentali di sinistra, come l’antirazzismo, i diritti sociali e civili, siano un potente collante, una motivazione forte per cercare di andare oltre le frammentazioni. A Firenze sta accadendo davvero. Intorno al nome di Antonella Bundu si è coagulato un fronte ampio che vede insieme Sinistra italiana, Rifondazione comunista, la lista civica Firenze città aperta,  Diem25, Mdp articolo 1, Possibile e  forse anche Potere al popolo, che sta decidendo mentre scriviamo. ( Pap ha deciso poi di sostenerla). E già questa a noi pare una riuscita non di poco conto. Ma interessante è anche la storia della neo candidata sindaco che a Firenze si appresta a sfidare il renziano Nardella, leghisti, grillini e il candidato della lista civica proposta dall’ex “sceriffo” del centrosinistra Graziano Cioni che sposa le parole chiave delle destre.
Nata a Firenze da un padre originario della Sierra Leone venuto a studiare nella città toscana e da madre fiorentina, quando era ancora bambina Antonella è andata a vivere a Freetown dove suo papà lavorava come architetto e la mamma insegnava matematica. Poi da ragazza si è trasferita nella Liverpool degli anni caldi delle rivolte. «Vivevo in quartiere povero, era una specie di ghetto. Erano gli anni 80 quando esplodeva la protesta ed era impossibile non prendere posizione», racconta. «In città c’era una forte tensione, la sera la polizia dava la caccia ai neri».
Lavorare là come bibliotecaria e impegnarsi nel recupero della black history è stato il primo passo del suo impegno culturale e politico?
Era una biblioteca piccolissima. A dire il vero non veniva mai nessuno a prendere libri in prestito.
Io sistemavo i libri di autori di colore, afroamericani e inglesi. E nel frattempo, nell’ambito di un Black history workshop raccoglievamo voci sul campo, andando a intervistare immigrati ormai anziani, arrivati dai Caraibi e dall’Africa, perché non si perdesse la loro voce. Ho fatto incontri molto emozionanti.
«Non basta dire cose di sinistra, bisogna anche fare cose di sinistra», lei ha detto commentando le politiche di Nardella fatte di sgomberi e di rigida applicazione del daspo urbano. Un modello lontano dalla sua visione di una città aperta e inclusiva?
Le rispondo con degli esempi concreti. Pochi giorni fa è stato l’anniversario dell’omicidio di Idy Diene (per il quale è stato condannato a 16 anni il 65enne Roberto Pirrone, ndr). Quando arrivò quella terribile notizia scendemmo in piazza, andammo sotto Palazzo Vecchio. Quella sera furono rovesciate 5 o 6 fioriere, senza altri danni. In un comunicato il sindaco Nardella si diceva sconvolto, affermava di stare dalla parte della comunità senegalese, però ammoniva chi si era infuriato per l’accaduto, mettendo quasi sullo stesso piano l’uccisione di una persona e il rovesciamento di alcune fioriere. Trovo tutto questo agghiacciante. Certamente lei saprà anche…

L’intervista di Simona Maggiorelli ad Antonella Bundu prosegue su Left in edicola da venerdì 8 marzo


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi