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Come è stato più volte detto e scritto in questi giorni, la grande partecipazione popolare alle primarie del Pd e il successo plebiscitario di Nicola Zingaretti segnano una svolta nella politica italiana. Non è come sostenuto da alcuni e non solo a destra, il ritorno dei “comunisti”. O meglio la classe dirigente che prenderà la guida del partito in effetti è la stessa che c’era prima di Renzi, a matrice Pci. Quindi in questo senso è senz’altro corretto affermare che c’è un ritorno al passato. La novità è in verità un’altra. La cosa interessante, quella da guardare e capire, è il movimento degli elettori e quello che significa. Certamente c’è una ribellione fortissima al governo e alle sue politiche violente ed economicamente suicide. Il lettore di questo giornale sa bene, perché ce ne siamo occupati molto, di cosa sto parlando. Così come è stata una ribellione al governo la manifestazione di Milano, che più che antirazzista definirei pro-umanità. Ma l’altro aspetto fondamentale della grande partecipazione alle primarie è l’ennesimo messaggio all’ex segretario del Pd Matteo Renzi che non aveva ancora capito di dover togliersi di torno. Un messaggio indirizzato non soltanto a lui ma soprattutto a quanti nel Pd ancora pensavano (o magari ancora pensano) che il senatore di Rignano sia l’unica vera soluzione per il Pd e questo Paese. Non è così e i tantissimi votanti, molti dei quali non partecipavano da tempo alle primarie, dicono esattamente questo: basta con quel modo di fare politica.
Ricordo che anni fa il direttore di un importante giornale mi disse “Renzi vince perché è un vincente ed è questo che la gente vuole”. Che la gente voglia politici che vincano è senz’altro vero. Ma d’altra parte se il vincere non corrisponde poi ad una politica che sia in grado di fare una attività politica e di governo veramente trasformativa della società allora a cosa serve vincere? Renzi è stato un abilissimo politico ma ha peccato di presunzione. I 10 miliardi usati per erogare gli 80 euro gli hanno garantito un risultato elettorale mai raggiunto nella storia da un partito di sinistra (oltre il 40%). Ma era un risultato evidentemente drogato. È stata un’ubriacatura per lui da cui (forse?) adesso inizia a riprendersi. Gli 80 euro, così come il reddito di cittadinanza, sono regalie. Sono assistenza che non cambia nulla. Non impattano in maniera sostanziale nell’economia e tantomeno nella qualità della vita delle persone. Certamente ci saranno situazioni di necessità in cui un sussidio dello Stato è utile, se non necessario, per la sopravvivenza. Ma non cambia nulla perché si tratta di assistenza che non ha un progetto di trasformazione, sociale o personale, ad esso collegato. Un esempio può chiarire cosa intendo: se voglio aiutare un malato, diciamo un malato con un’insufficienza cardiaca che gli impedisca di muoversi, posso procurare un’assistenza al malato dandogli una sedia a rotelle. Risolverò il problema contingente della mobilità ma non risolverò, evidentemente, la causa dell’invalidità che è la malattia cardiaca. Se invece su quel malato intervengo non con l’assistenza ma con una cura che risolva l’insufficienza cardiaca risolverò per sempre il problema dando alla persona nuove possibilità che prima non erano nemmeno pensabili. Risolvendo un problema materiale (la malattia) si aprono quindi anche possibilità di realizzazione e soddisfazione non materiale. Serve in altre parole una politica che abbia a cuore non solo il benessere materiale dei cittadini, l’assistenza che ci deve senz’altro essere quando necessaria, ma anche la loro possibilità di cambiare, di rinnovarsi, di trasformarsi e migliorare.
Allora vorrei dare un’idea al neosegretario Zingaretti ma anche a tutti gli altri partiti e partitini di sinistra più o meno radicale. Costruite una proposta politica che sia centrata su un solo argomento. Uno soltanto che sia semplice, di immediata comprensione e interesse per chiunque. Un messaggio che interessi non soltanto a chi vota sempre a sinistra ma soprattutto a quelli che sono incerti, a quelli che se ne sono andati a votare il M5s o magari la Lega, a quelli che non votano perché delusi dalle tante fregature ricevute per le troppe speranze sempre deluse. Un solo tema che possa essere più forte dell’unico tema di Salvini che è “prima gli italiani” e dell’unico tema del M5s che è “reddito di cittadinanza”. E l’unico solo grande tema su cui puntare è la scuola. Perché solo investendo in maniera massiccia nella scuola e più in generale nella formazione e nella ricerca l’Italia potrà uscire da quel ruolo di marginalità a cui la sua scarsa classe dirigente l’ha condannata. Abbiamo un problema di analfabetismo funzionale a tutti i livelli. È necessario allora un progetto strategico di investimento nella scuola, nell’università, nella formazione e nella ricerca che permetta tra 20 anni di avere una nuova generazione di persone che possano veramente cambiare questo Paese. Il tema della sinistra, l’unico tema da portare avanti senza tregua, insistentemente per i prossimi quattro anni fino alle elezioni politiche deve essere solo questo: la scuola. Un solo argomento che tutti capiscano e che renda finalmente differente la sinistra dalla destra e dal centro. Il problema di Renzi è stato questo, di non essere veramente differente. Perché infatti votare Renzi che propone la stessa politica che porta avanti Berlusconi se posso votare l’originale? Perché votare il Pd che propone una politica di immigrazione con Minniti che è sostanzialmente la stessa sostenuta da Salvini se posso votare l’originale?
La sfida politica, in altre parole, non deve MAI essere inseguire l’avversario nel suo campo. Se Zingaretti insegue il M5S sul reddito di cittadinanza, perderà. Se Zingaretti insegue Salvini sul tema sicurezza, perderà. Se insegue Calenda e Berlusconi sul tema meno tasse, perderà.
Non che non siano temi che interessano i cittadini, ma non è inseguendo gli “originali” con proposte fotocopia che si ottiene o si recupera consenso. La scuola è stata dimenticata da decenni. L’ossessione del risparmio economico di breve termine ha portato a ridurre gli investimenti nell’unica area dove non andavano ridotti (ma, semmai, aumentati) e a riformare in senso peggiorativo la scuola. E purtroppo va detto che a fare la prima mossa nella continua distruzione della scuola è stata la sinistra con la riforma Berlinguer. Seguito poi da tante altre riforme per finire con Renzi e la sua “Buona Scuola”. È nella scuola il futuro dei nostri bambini ed è nella scuola il futuro di questo Paese. È con la scuola che può crearsi una nuova sinistra. W la scuola!

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola da venerdì 8 marzo 2019


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