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«Questo è un momento decisivo di verità per questo Paese e per ognuno di noi». Con queste parole Robert Francis O’Rourke, conosciuto da tutti con il suo nomignolo d’infanzia “Beto”, ha annunciato la sua candidatura alle primarie Democratiche in vista delle elezioni presidenziali Usa 2020. O’Rourke si inserisce nell’affollata arena dei candidati pronti a contendersi la nomination di partito e tentare il tutto per tutto nel duello contro Donald Trump.
L’annuncio è stato fatto durante una visita in Iowa, ma il rally, la manifestazione politica che darà ufficialmente il via alla campagna, si terrà a El Paso il prossimo 30 marzo. La scelta della città del Texas come quartier generale non è casuale: è lì che Beto O’Rourke è nato 46 anni fa. «È dove voglio stare», ha dichiarato ai microfoni della Cnn per giustificare la sua scelta. Il Texas è anche uno Stato in cui le disparità tra città e campagna sono ancora ben evidenti, rendendolo una buona cartina al tornasole della situazione delle aeree rurali degli Stati Uniti, dove spesso non si può beneficiare nemmeno della connessione internet. Ma El Paso rappresenta anche l’inizio della sua carriera politica, oltre che della sua vita privata. O’Rourke ha fatto parte dell’amministrazione comunale della città dal 2005 al 2011, prima di diventare il deputato del sedicesimo distretto del Texas alla Camera dei Rappresentanti. Ma è durante le scorse elezioni di Midterm, quando ha tentato la scalata al Senato, che ha iniziato a farsi veramente notare. Dopo aver condotto una campagna elettorale di successo, che si è contraddistinta per la sua raccolta fondi da capogiro (quasi 62 milioni di dollari), O’Rourke ha perso di misura contro il senatore uscente Ted Cruz. Ma ha vinto qualcosa di molto più importante del seggio statale. Con i suoi comizi accorati ha conquistato le folle, passando alla storia come il candidato più sudato della storia delle elezioni americane. Un elemento di colore che non sembra averlo offeso affatto: nel suo nuovo sito web, Beto for America, campeggia una sua fotografia dove i rivoletti che gli imperlano la fronte e le tempie sono ben visibili.
Di certo qualcosa per farsi notare deve averlo fatto, e con successo: Vanity Fair ha deciso addirittura di dedicargli la copertina del suo numero di aprile. La tentazione di fare paragoni con il passato è quasi irresistibile per i giornalisti americani, che dopo aver paragonato Kamala Harris a Barack Obama, ora accostano O’Rourke a John Fitzgerald Kennedy.
«Ci vedrete condurre la più grossa campagna per la gente comune che questo Paese abbia mai visto», ha detto ai giornalisti riuniti per raccogliere le sue dichiarazioni sulla candidatura in una caffetteria di Keokuk, Iowa. La passione che guida O’Rourke dai tempi del Midterm e la presa che questo sembra avere sui cittadini americani preoccupa non poco i suoi avversarsi alle primarie, primo tra tutti Bernie Sanders. Il senatore del Vermont sembra essere il favorito, ma la discesa in campo di O’Rourke potrebbe cambiare le carte in tavola. Il candidato texano acqua e sapone, che si è presentato in video con la sua ormai caratteristica camicia celeste e sua moglie al fianco, fa tremare i polsi ai suoi avversari. La prima sfida da affrontare sarà quella di dimostrare sul campo che le critiche di essere “politicamente inconsistente” sono infondate. D’altronde Beto O’Rourke non sembra essere spaventato dalle sfide: la scelta di incentrare buona parte della sua campagna sul clima ne è una dimostrazione, incitando i suoi possibili elettori a superare le differenze e a combattere uniti per un futuro migliore.

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