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Forti con i deboli, abbiamo scritto in copertina lo scorso agosto, denunciando la violenta caccia al migrante del governo giallonero, che da mesi impone di chiudere i porti, lasciando naufraghi alla deriva o rimandandoli nei lager libici e altri luoghi di tortura. Dopo aver attaccato il lavoro di salvataggio della Aquarius, della Sea Watch, della italiana Diciotti (vicenda che è valsa al ministro degli Interni Salvini una richiesta di rinvio a giudizio) e di altre navi di Ong, il Nostro ci ha riprovato, ordinando di chiudere i porti all’italianissima Mare Jonio, rea di aver salvato 49 persone, fra i quali 12 minori. E per questo, perché ha tratto in salvo vite umane, definita «illegale» e «minaccia per la sicurezza pubblica».

A chiudere i porti, va ricordato, ci aveva provato anche il ministro degli Interni Pd Marco Minniti. Ora con una “direttiva”, ovvero un atto amministrativo del ministero, Salvini pretenderebbe di cancellare leggi internazionali. Con un gesto onnipotente pretenderebbe di far sparire il millenario diritto del mare e il diritto internazionale umanitario. Di queste politiche prepotenti e disumane i grillini al governo sono corresponsabili. Intervistata da Left, in un ampio servizio che sottoponeva a politici di differente orientamento il documento Migrazione, accoglienza e antirazzismo dell’Osservatorio solidarietà della Carta di Milano, la vice presidente del Senato Paola Taverna la settimana scorsa rivendicava la «linea dura», «come la strada più efficace contro queste partenze sconsiderate». Proprio così ha definito le partenze forzate di chi fugge da guerre, fame, torture. Con la stessa pericolosa fatuità con cui le navi delle Ong erano state definite «taxi del mare» da Di Maio. Corresponsabili di queste politiche razziste e xenofobe sono anche i grillini che si sono espressi in primis sulla piattaforma privata Rousseau contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

Il patto corporativo tiene perché i M5s non sono né di destra né di sinistra e la mano di Salvini li muove come pupazzetti. Che M5s e Lega fingano di litigare (sulla firma del memorandum con la Cina sugli F35, sulla Tav ecc.) sta nel gioco delle parti. In questo balletto rientra anche il gesto di Luigi Di Maio di lanciare un guanto di sfida al deuteragonista Salvini mostrando così di prendere le distanze della ideologia confessionale, misogina e retrograda propagandata dal congresso internazionale delle famiglie che si svolgerà a Verona dal 29 marzo, con il patrocinio di Palazzo Chigi e con la partecipazione dei ministri dell’Interno Salvini, della Famiglia Fontana e del ministro della Scuola Bussetti e di molti altri esponenti della Lega, come il senatore Simone Pillon pifferaio magico di vari grillini. Se, infatti, si va a vedere chi ha firmato il suo oscurantista e inaccettabile ddl sull’affido condiviso, che occulta i casi di violenza in famiglia e tarpa l’autonomia delle donne, troviamo anche nomi di esponenti del M5s come D’Angelo, Evangelista, Giarrusso e Riccardi.

Un palese gioco delle parti, dicevamo, badando bene di stare attaccati alle poltrone almeno fino alle elezioni europee. A far da collante è l’accordo corporativo siglato con il contratto di governo, sempre più a trazione leghista, come dimostrano anche i provvedimenti rilanciati in questi giorni. A partire dalla Flat tax che nega il principio costituzionale di progressività fiscale (vedi l’articolo 53 della Carta), fino allo sblocca cantieri con cui Salvini e Di Maio promettono centinaia di migliaia di posti di lavoro. Come già avevano fatto Berlusconi e Renzi inneggiando alla costruzione del ponte di Messina. E se il ponte sullo Stretto è rimasto per fortuna sulla carta, non così è accaduto per tantissime altre opere, grandi e piccole, molte delle quali incompiute, come ricostruisce un’inchiesta su questo numero di Left.

Più si avvicinano le elezioni, più crescono le promesse elettorali dei populisti. Al momento non sappiamo quali opere il governo giallonero intenda sbloccare. Quali saranno? Con quale impatto? Davvero il governo vuole togliere le gare e prevedere l’affidamento diretto per opere fino a un milione di euro come è stato scritto? Possibile che non ci si renda conto del rischio tangenti? Davvero intendono togliere il tetto del 30 per cento ai subappalti, quando è ben noto che proprio questo sistema di scatole cinesi sfuggenti ai controlli mina la sicurezza dei lavoratori e i loro diritti? Contro scellerati provvedimenti come questi e contro annunciate nuove colate di cemento sulla penisola già martoriata da fragilità idrogeologica e da altissimo consumo di suolo, il popolo di sinistra e i giovani dei #FridaysForFuture tornano in piazza a Roma il 23 marzo.

Contro l’incompetenza, la prepotenza e la visione miope di un governo giallonero che si barcamena demagogicamente fra provvedimenti assistenzialistici e repressione, noi proponiamo alla sinistra di rimettere al centro la lotta contro le disuguaglianze sociali, ma anche la formazione, la preparazione, il pensiero critico, il metodo scientifico il sapere. Per il futuro del Paese e dell’Europa, come dicono le senatrici Elena Cattaneo e Liliana Segre , serve – oggi più che mai – una forte battaglia contro l’ignoranza, il negazionismo e contro l’oscurantismo. 

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 22 marzo 2019


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