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Caro ministro dell’inferno,

hai sbagliato nemico, con Mimmo Lucano, e non solo perché ti sei accanito come al solito mettendo alla berlina un uomo in difficoltà e un’intera comunità ma perché da Mimmo Lucano, uno come te, fatto di poco o niente, invece avrebbe molto da imparare. Molto.

Potresti imparare la semplicità, ad esempio, di chi ha pensato ai muli e alle persone in difficoltà per superare le barriere architettoniche di una città come Riace, aggrappata e strettissima, mentre tu ancora fai chiasso con le ruspe perché non sai vedere altro che deserto intorno a te.

Potresti imparare il garantismo, quello che qui non va più di moda, quello che in nome di una continua ricerca della vendetta alla fine è andato a farsi benedire con un ministro dell’interno che nell’ultimo anno ha additato come mostri persone che sono risultate poi innocenti senza nemmeno la dignità di porgere una scusa.

Potresti imparare come si affronta un processo. Senza buffonate in diretta video mentre si apre la lettera di indagine. Senza fanfaronate come quell’urlare “io non ho paura!” per poi cercare la sponda dagli amichetti di governo ed evitare così il processo. Lucano si difende nel processo, lo fa in silenzio, i rumori che sentite sono solo i molti che credono nel modello Riace che tutto il mondo ci invidiava e di cui sono rimaste le macerie. Lucano non si difende dal processo, come lei, ministro Salvini.

Potresti imparare l’umanità, anche se su questo punto non nutriamo troppa fiducia, di chi prova a dare agli ultimi una possibilità, una possibilità reale, di sentirsi utili, di essere ascoltati, di essere vivi. Avrebbe potuto vedere come un piccolo paese che era in mano alla ‘Ndrangheta fosse diventato un crogiolo di diverse nazionalità impegnate per rendere il proprio posto un luogo migliore. Ma bisogna avere occhi per accorgersene. E cuore.

Buon lavoro, ministro.

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