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Il giallo della Brexit non arriva ancora a soluzione ed anzi si fa sempre più intrigato. In attesa del Consiglio Europeo del 10 aprile Teresa May ha chiesto una nuova proroga al 30 giugno che però potrebbe non essere sufficiente. Il presidente del Consiglio europeo Tusk sarebbe favorevole ad una proroga flessibile anche fino ad alcuni mesi e che terminerebbe nel momento in cui Londra avesse approvato il piano definitivo di uscita. Ma tutto è appunto molto intrigato.

Il Parlamento inglese si è preso il diritto di proporre le leggi (cosa che solitamente spetta al governo) ed ha approvato per un voto un testo che esclude la Brexit senza accordo (no-deal). Sono in corso incontri tra May e Corbyn su una gestione condivisa che comprenda anche l’assetto post Brexit. Ma sia i tories che i laburisti sono divisi al loro interno su questo come su un eventuale referendum di conferma. E divisioni ci sono con gli scozzesi e gli irlandesi.

Intanto alcuni milioni di persone residenti in Gb o inglesi residenti in Ue non sanno cosa sarà dei loro diritti. E anche per le elezioni europee ci sono rebus. Svolgerle anche in Gb dopo il voto Brexit crea problemi. Ma senza varo della Brexit la macchina elettorale potrebbe andare avanti anche in Gb magari per fermarsi all’ultimo momento. Solo che bisogna gestire la questione dei seggi inglesi in parte tagliati e in parte attribuiti ad altri. Come fare? E ci sono anche conseguenze nella politica del PE. Se restassero anche brevemente i tories il gruppo dei conservatori e riformisti sarebbe ancora in gestione ai polacchi del Pis di Kaczynski che stanno ora facendo accordi come con Fratelli d’Italia? E come sarebbero i socialisti con dentro Corbyn?

Per approfondire > bit.ly/2TXmCB9

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