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Roma come epicentro di un malessere diffuso. Periferie abbandonate, imbarbarimento delle relazioni, fanno da sfondo ad una cronaca ossessiva. L’abitazione popolare assegnata ad una famiglia di “stranieri”, l’apertura di un centro di accoglienza, diventano il pretesto delle organizzazioni xenofobe per fomentare la protesta indirizzando il malcontento verso l’ultimo arrivato. A queste proteste seguono, più come propaganda che come pratica continuativa, l’assistenza alle famiglie italiane povere. «Prima gli italiani» è il motto con cui si impongono distruggendo quel che resta della cultura solidale di sinistra rovinata dai cedimenti al neoliberismo. Roma è sotto l’occhio dei riflettori, ma qui come nel resto del Paese si incontrano nuove forme di resistenza. E partendo da Roma, da Torre Maura, quartiere assurto agli onori della cronaca, abbiamo incontrato le prime sorprese. Qui il disagio di vivere fra strade piene di buche, scarsità dei mezzi di trasporto e di luoghi di aggregazione ha creato rabbia e malessere a cui le diverse amministrazioni comunali e municipali, di centro sinistra, di destra e oggi pentastellate, non hanno offerto risposta. Le famiglie rom sono state cacciate, i fascisti hanno cantato vittoria ma la vita a Torre Maura non è migliorata. La risposta, al di là di quella del ragazzo quindicenne che, con proprietà di linguaggio formidabili (malgrado il fastidio snob espresso da una nota scrittrice), ha affrontato a viso aperto gli adulti di CasaPound, si è espressa in un grande corteo promosso dall’Anpi ma con pochi abitanti del quartiere. Pur prendendo le distanze da gesti e strumentalizzazioni fasciste, in molti sono rimasti a casa, mentre altri – pochi – hanno affrontato esponenti noti della politica nazionale con un: «Dove eravate prima?». In compenso c’erano molti abitanti di periferie simili, come Elisa Fraschetti al terzo anno del liceo artistico Enzo Rossi, esponente dell’Unione degli studenti. Vive e studia a Tiburtino III, e di lei colpisce la combinazione fra freschezza e maturità. «Stiamo lanciando un progetto sulle “periferie pulite” – racconta -. Una campagna per le scuole, in cui trascorriamo almeno sette ore al giorno, e da cui dobbiamo uscire per “fare”. La pensiamo come Greta ma non solo. Ci siamo riuniti domenica per definire giornate in cui riqualificare i quartieri che abitiamo. Dobbiamo conquistarci risonanza mediatica “facendo”, così si allontanano i razzisti di CasaPound. Lo slogan “prima gli italiani” è inaccettabile, ma lo ha fatto suo anche il ministro dell’Istruzione». Secondo Elisa il modello su cui deve basarsi la scuola è la Costituzione e deve incentrarsi su antifascismo e rispetto delle diversità. «Non è la presenza di “stranieri” che rovina le periferie – osserva – ma l’assenza delle istituzioni che difendono solo i grandi interessi. Ho fa..

L’articolo di Stefano Galieni prosegue su Left in edicola dal 19 aprile 2019


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