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In pochi minuti è andato tutto distrutto. Piante di pomodori spezzate, lattughe e ortaggi sradicati. Il vento ha strappato i teli e abbattuto le porte delle serre. Abbiamo avuto oltre 4mila euro di danni. Non ho mai visto niente di simile qui a Malta». Riccarda Ta’ Bona porge lo scontrino e un sacchetto azzurro con frutta e verdura a un cliente. Ha un banco a Ta Qali, il mercato ortofrutticolo all’ingrosso dell’arcipelago-Stato. Uno spiazzo di asfalto spazzato dal vento, sempre più frequente e intenso da queste parti. Qui, il martedì e il sabato i piccoli agricoltori locali vengono a vendere ortaggi a chilometro zero. «Il clima è cambiato. Saranno dieci anni che piove poco. Mentre si creano temporali violenti mai visti prima». Paul fa il contadino da quando aveva 12 anni. Ora ne ha 56 e di tempeste ne ha vissute decine. «Eppure – dice – oggi i danni sono maggiori». «Quasi 50 mila euro buttati via – conviene Manuel Camilleri, coltivatore diretto a tempo pieno – abbiamo perso gran parte del raccolto. Ora chi ci ripagherà?»

Quella del 24 febbraio è stata la tempesta più intensa dall’ottobre del 1982, con raffiche di vento fino a 130 km all’ora e quasi 50 millimetri d’acqua caduti in un solo giorno.

Onde alte oltre 5 metri hanno strappato gli ormeggi delle piccole imbarcazioni, rovesciandole contro i locali del lungomare, nella cittadina di San Julian’s, a Nord, aprendosi la strada fin dentro le insenature più riparate e nascoste. Strade chiuse a causa degli alberi abbattuti dal vento, muretti a secco crollati sotto il peso della pioggia violenta. Persino le linee elettriche sono state danneggiate, mentre la grandine ha imbiancato l’isola. Voli in ritardo o cancellati.

A confermare che qualcosa nel clima è cambiato è Stefano Moncada, docente e ricercatore della Climate Change Platform, la pi…

 

L’articolo di Massimo Lauria e Gilberto Mastromatteo prosegue su Left in edicola dal 26 aprile 2019


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