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Il ministro dell’Interno ha un’occlusione, come Silvio. La sua non è intestinale, no, si tratta di un’occlusione rimpatriale che lo mette di fronte alla realtà e che certifica il suo totale fallimento sul tema principe della sua campagna elettorale. Aveva promesso 600.000 rimpatri e invece nei primi dieci mesi ne ha fatti 6.000. Siamo all’1%. Verrebbe da ridere se non fosse una tragicommedia che si gioca tutta sulla pelle del nostro Paese e che per l’ennesima volta mette di fronte il ministro dell’Interno alla realtà.

Non è tutto: il Viminale (mica qualche pericoloso comunista) dice 7.383 rimpatri nel 2017, 7.981 nel 2018 e 2.143 fino al 23 aprile del 2019. Tradotto: siamo passati da una media di 20,2 rimpatri al giorno con il ministro Marco Minniti durante il governo Gentiloni a 19,30 del ministro Salvini. A questo ritmo sarà il peggiore anno per numero di rimpatri, nonostante le iperboliche promesse e la retorica.

Il fatto vero è che la percezione è totalmente fallace: ogni volta che il ministro dell’Interno twitta un “mandiamolo a casa” la percezione degli italiani (da mesi avversa ad ogni forma di complessità) si illude che ciò accada davvero senza sapere che la voglia di fare tutto da solo di Salvini (e di apparire come uomo solo al ponte di comando) mette l’Italia in una posizione difficile e solitaria, rinunciando anche agli strumenti che l’Europa mette a disposizione per i rimpatri.

Tradotto semplice semplice: nemmeno sull’argomento principe della sua propaganda Salvini riesce a ottenere risultati soddisfacenti (almeno in linea con i governi precedenti che tanto ha criticato) e la sua voglia di distribuire le colpe al presidente del Consiglio o al ministro Moavero nascondono un’incapacità di mantenere in minima parte le sue roboanti promesse.

Attenzione, questi sono numeri. Non sono opinioni. E c’è bisogno di propagarli dappertutto. Farlo sapere. Farli conoscere.

Buon lunedì.

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