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Col gruppo dei socialisti, o con Macron? A favore o contro la revisione dei Trattati? Per un ampliamento dei diritti dei lavoratori o per un sostegno alle imprese? Nel Partito democratico, il confronto – più o meno caotico – sulle idee per l’Europa di domani si è prolungato sino agli sgoccioli di questa campagna elettorale. E, c’è da crederci, proseguirà anche oltre. A ravvivarlo, hanno contribuito le polemiche sul futuro posizionamento all’Europarlamento di alcuni candidati dem.

Da un lato, il segretario Zingaretti ha ribadito di voler restare nel perimetro del Partito socialista europeo (Pse), pur auspicando una – non meglio definita – alleanza con i macroniani. Dall’altro, il capolista Pd al nord-est Carlo Calenda aveva ipotizzato un’adesione al gruppo parlamentare dei liberali, l’Alde, dove attualmente siedono pure i colleghi di partito del presidente transalpino, per poi fare un dietrofront. Mentre Renzi, azzardando una mossa del cavallo, si è smarcato aderendo convintamente a Renaissance, il progetto internazionale di Macron per le europee. Un progetto che punta a scompaginare le attuali geometrie a Bruxelles, e costituire un nuovo gruppo politico “sociale-liberale” che imbarchi forze provenienti sia dal Pse che dall’Alde.

A sancire l’intesa Pd-Macron, che sposta ulteriormente a destra il baricentro del Partito democratico, un vero e proprio scambio internazionale di candidati. Caterina Avanza, stretta collaboratrice del capo dell’Eliseo, sarà candidata in Italia nella circoscrizione nord-ovest, mentre il renziano Sandro Gozi correrà in Francia nelle liste di En Marche.

«Non ci sarà una vera democrazia europea fintanto che non avremo dei veri movimenti politici transnazionali», così Gozi spiega a Left il si…

L’articolo di Leonardo Filippi prosegue su Left in edicola dal 24 maggio 2019


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