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Preso com’è ad «abolire la povertà», il ministro del Lavoro Luigi di Maio non ha mai incontrato i precari del suo ministero che, da luglio dell’anno scorso, hanno ripetutamente scritto e chiesto. Intanto per loro comincia lo stillicidio del fine contratto. Sono, ad oggi, 654, dal primo giugno hanno perduto il posto in 13 e prima ancora sei nel mese precedente. Sono i precari dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal, già Italia lavoro). I precari di Anpal servizi sono un paradosso nella già paradossale vicenda politica e sociale di questo Paese: in attesa che i 3mila navigator vengano contrattualizzati in Anpal servizi e visto che i Centri per l’impiego sono attualmente sottodimensionati saranno loro a supportare i percettori di quello che viene chiamato “reddito di cittadinanza”. Giovedì prossimo, 6 giugno, faranno di nuovo sciopero e manifesteranno davanti al ministero dello Sviluppo economico a Roma.

«Mi puoi lasciare anonima?», chiede Marisol, nome di fantasia, prima di cominciare a raccontare che, dopo sei anni di tempo determinato e sei proroghe, ha perso il lavoro. Era una delle lavoratrici e lavoratori di Anpal servizi in distacco proprio al ministero per attività di alto livello come la formazione alle politiche attive del lavoro per fasce vulnerabili (ad esempio i rifugiati) e altre attività strategiche o proprio funzioni strutturali come la comunicazione istituzionale del ministero. In generale, più della metà dei dipendenti della società in house sono precari. E senza il superamento del precariato strutturale, gli operatori, da personale specializzato nelle politiche attive e nella ricollocazione, si stanno trasformando in soggetti da ricollocare.

«La prima lettera a Di Maio l’abbiamo scritta a luglio 2018, non ci ha mai risposto né ricevuto – spiega Marisol – nel tempo abbiamo capito che ci vuole sostituire con i famosi navigator, un turn over pianificato perché alcuni paletti nel bando non ci hanno permesso di partecipare al concorso. Sono previste solo alcune lauree mentre noi siamo una comunità professionale variegata. Il tipo di selezione ci sembra arbitraria: la laurea in sociologia sì, per esempio, e quella in filosofia non vale per accedere al concorso. E potevi candidarti solo se il tuo contratto con Anpal scadeva meno di 30 giorni prima dei termini per la domanda».

Nei dodici mesi dall’insediamento del governo, la comunità professionale di Anpal servizi ha animato una articolata mobilitazione, con scioperi e presidi sotto il ministero e le sedi aziendali. Tutti gli incontri istituzionali ottenuti non hanno prodotto alcun risultato, nonostante le tante promesse. «Come quelle della senatrice Catalfo», riprende Marisol ricordando l’incontro con la componente della commissione lavoro definita da un noto quotidiano come «la vestale a cinque stelle del “reddito di cittadinanza”». «Le furono portati documenti e proposte ma siamo stati presi in giro perché disse che le nostre competenze erano strategiche per i programmi che il moVimento voleva implementare».

Il quadro si è, poi, drammaticamente complicato alla luce della chiusura del dialogo da parte del presidente Parisi «che ha imposto – si legge nella lettera aperta a Di Maio del coordinamento precari – uno stile decisionista poco attento alla cura delle relazioni industriali». Il professore Mimmo Parisi, della Mississippi State university, è il cosiddetto “amico americano”, il guru a cui il vicepremier di Pomigliano ha affidato l’impresa di gestire il RdC.

«L’ultima volta ci ha ricevuto il sottosegretario Claudio Cominardi e un certo Tripiedi, che ci ha accusato di essere dei “sacconiani”, raccomandati e incompetenti. Entrambi hanno avuto il coraggio di dirci che non sapevano nulla dell’azienda, e che non avevano ricevuto nessuna richiesta di incontro in precedenza» dice ancora Marisol. Se Di Maio passerà alla storia per aver previsto un “nuovo miracolo economico” mentre tutto intorno crollava l’economia, il deputato 5 Stelle Davide Tripiedi sarà ricordato per una gaffe («Sarò breve e circonciso», l’ha davvero pronunciato lui dagli scranni di Montecitorio) e per lo scarso rispetto dimostrato per questi lavoratori. «Ma se quando Sacconi era ministro io andavo ancora a scuola! – sbotta la “nostra” Marisol – tutti e due hanno avuto il coraggio di dire che non sapevano niente dell’azienda, “non abbiamo ricevuto nulla”…».

In questa storia non ci fanno una gran figura nemmeno i sindacati, «se il coordinamento s’è mosso un anno fa, loro hanno temporeggiato con la scusa di attendere la rimozione di Del Conte, bocconiano e del Giglio magico di Renzi, e “l’amico americano” Parisi, insediatosi da poco, ha solo detto che sta lavorando coi suoi legali per trovare una soluzione. Ha chiesto tempo ma il tempo sta volando». Il vecchio piano di stabilizzazione per chi aveva 54 mesi di anzianità s’è interrotto alla vigilia delle passate elezioni, «funzionava – spiega Marisol – con un tavolo semestrale che stabiliva le assunzioni a tempo indeterminato. Nessuno di noi sa il perché, s’è parlato di danno erariale che sarebbe derivato dalle stabilizzazioni ma la Corte dei conti non ha avuto nulla da dire nella sua recente relazione su Anpal servizi. Ora si parla di concorso riservato, ma solo per venti posti, con una norma inserita nel Decreto dignità che ha stanziato un milione per la stabilizzazione di alcuni dei precari, ma l’azienda lavora con fondi strutturali e potrebbe assumere molte più persone, tutti lavoratori che sono piuttosto efficienti rispetto agli obiettivi aziendali certificati tant’è che abbiamo anche preso un piccolo premio di produzione».

Il portavoce del ministro si chiama Luigi Falco e proviene proprio da Anpal servizi e Di Maio l’avrebbe visto bene alla presidenza se solo avesse avuto le competenze. Forse è proprio lui a scrivere la risposta in politichese puro di difficile esegesi ai quesiti di Left: Perché Di Maio non ha mai incontrato i suoi precari? «Il ministero ha sempre ascoltato le istanze dei lavoratori a tempo determinato di Anpal servizi – assicura in una mail il capo dell’ufficio stampa del Mlps – inserendo anche un emendamento per favorire la loro assunzione nel decreto del reddito di cittadinanza, un impegno concreto che ha recepito una richiesta dei lavoratori che mai era accaduto nella storia di Anpal Servizi». Con la seconda domanda abbiamo cercato di capire se fossero almeno allo studio le soluzioni per quei precari. «Con la riorganizzazione delle attività legate all’investimento che il ministero ha fatto nella società per la realizzazione del Reddito di cittadinanza ci sarà un piano dettagliato di assunzioni che andranno oltre lo stanziamento appostato». Quando? Come? «Il capo ufficio è in riunione e non credo sarà breve».

Intanto, in netto ritardo rispetto agli annunci, l’iter per arruolare 2.980 navigator, la «figura centrale» del percorso di avviamento al lavoro collegato al reddito di cittadinanza, si concretizza con l’annuncio delle date del maxi-concorso: selezioni il 18, 19 e 20 giugno, alla Fiera di Roma per quasi 54mila candidati. I candidati in arrivo a Roma saranno un fiume in piena: erano state 78.788 le domande, a partire dalla Campania con 13.001 candidati e dalla Sicilia con 11.886, poi il Lazio con 9.304, la Puglia con 9.191 e la Calabria con 6.977. La città con più candidati è Roma (7.092), seguita da Napoli (6.812), Palermo (3.503), Catania (2.758), Salerno (2.457). Laureati, in maggioranza dal centro-sud, dopo la prima scrematura basata sul voto di laurea, saranno in 53.907 a contendersi con cento quiz in cento minuti un incarico di collaborazione a termine, fino al 30 aprile 2021, con una retribuzione annua di 27.338,76 euro lordi, ed un rimborso spese forfettario di 300 euro lordi mensili. Con l’assunzione dei navigator si giungerebbe ad avere un organico composto da circa il 90% di precari.

«Quando un sistema è basato sulla precarietà dei diritti degli operatori, non può che produrre una precarietà dei servizi per gli utenti», considera il coordinamento dei lavoratori Anpal servizi. È proprio del rancore e dall’insicurezza che produce la precarietà che si nutre un governo come quello animato da Di Maio e Salvini.

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