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Non è più sindaco di Riace, ormai a trazione Lega. Non è nemmeno consigliere comunale, nonostante sia stato il più votato infatti la sua lista ha preso un solo seggio che è andato al candidato sindaco. Da otto mesi ha divieto di dimora nel suo comune, roba che nemmeno un boss ‘ndranghetista o un pericoloso killer. Eppure Mimmo Lucano non può ancora rientrare nel suo paese. Non si capisce bene quali sarebbero i pericoli di inquinamento delle prove e non si capisce nemmeno come potrebbe reiterare il presunto reato. Eppure il Tribunale di Locri presieduto da Fulvio Accurso ha rigettato l’istanza formulata dagli avvocati Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua che avevano chiesto la revoca della misura cautelare. Sembrava una formalità ormai, ma la questione Lucano sta assumendo contorni da vicenda kafkiana.

Ma non è tutto. Ieri è iniziato il processo al Tribunale di Locri e il sindaco ha pensato bene di emanare un’ordinanza per vietare qualsiasi manifestazione di solidarietà nelle vicinanze, un provvedimento abnorme e mai preso per un tribunale che ha visto, tra le altre cose, il processo della strage di Duisburg, tanto per dare l’idea di cosa sia la criminalità, quella vera, da quelle parti.

Eppure non stupisce. Perché Mimmo Lucano deve sparire, gli arriverà prima o poi su carta bollata un gentile richiesta di non esistere più, di smetterla di veicolare il suo messaggio di speranza e di accoglienza. Non potendolo fare fuori malmenandolo come oppositore a un comizio e non scalfendolo con il continuo dileggio che gli è stato riservato allora meglio esiliarlo, sommergerlo di carte bollate, soffiare sul dubbio e sul fango perché non abbia più fiato, farlo passare dalla parte di quelli che non si sa bene cosa abbiano combinato.

E così ci ritroviamo il pericoloso criminale Lucano punito ad oltranza. Ed è una cosa che farebbe sbellicare dal ridere se non fosse tremendamente vero. E qui intorno c’è una puzza che sa di silenziatore. Senza nemmeno bisogno di una pistola.

Buon mercoledì.

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In edicola con Left dal 14 giugno 2019

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