Condividi

Viola le norme e promuove la xenofobia il decreto Salvini bis. Lo denuncia anche l’Onu. Dopo i danni provocati dal decreto sicurezza e immigrazione (che Stefano Galieni ricostruisce su questo numero, facendo il punto, in vista della giornata del rifugiato), il nuovo provvedimento preme l’acceleratore sulla criminalizzazione della migrazione negando diritti umani e di asilo previsti dalla nostra Costituzione, dai trattati internazionali e dalla legge del mare (in un quadro, va ricordato, già di per sé drammatico di quasi totale assenza di canali umanitari).

Dopo essersi accanito a smantellare il sistema di accoglienza territoriale diffusa – di cui Riace, grazie a Mimmo Lucano, è stata un’eccellenza (lo documentiamo nel libro allegato a questo numero di Left) il ministro dell’Interno prosegue sulla strada delle politiche sicuritarie che trattano qualunque emergenza, conflitto e fenomeno sociale come questione di ordine pubblico.

Anche il più pacato dissenso viene in questo modo tacitato. Abbiamo assistito increduli al sequestro di uno striscione appena un po’ ironico durante una manifestazione del pubblico impiego. Intanto però (non ci stancheremo di denunciare) le esternazioni e le azioni violente di gruppi di fascisti del III millennio proseguono indisturbate in spazi pubblici. Con quello stesso approccio il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio vorrebbe trattare anche un ambito delicato come quello sanitario, affiancando all’intervento medico psichiatrico quello giuridico. Lo prevede il disegno di legge della leghista Rossella Fiormaria Marin per la riforma dell’assistenza psichiatrica.

Il ministro lo aveva preannunciato mesi fa ed ora è tornato a ribadirlo in un salotto tv, mentre proseguono le audizioni sul provvedimento che, come ha scritto su Left lo psichiatra Francesco Fargnoli, «ripristina di fatto i criteri della legge Giolitti del 1904». In concreto prevede che il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) sia disposto dal sindaco su proposta-motivata di un medico, nel caso in cui la patologia si manifesti con aggressività auto o eterodiretta. L’attuale criterio previsto dalla 180 riguarda la presenza di alterazioni psichiche. Ma non solo. Il ddl prevede che sia un giudice, e non un medico, a prolungare i trattamenti sanitari obbligatori oltre il settimo giorno all’in-terno di strutture residenziali psichiatriche. «Il problema diventa non più la diagnosi e la cura della malattia ma la pericolosità sociale», scrive Fargnoli.

E questo in un quadro di tagli alla sanità (si parla di 2 miliardi in meno al fondo sanitario nazionale nella nota sul nuovo Patto della salute inviata dal ministero della Salute), di carenza di personale medico e psichiatrico nelle strutture pubbliche e di crescente domanda di cura. La chiusura dei manicomi è stata una grande conquista di civiltà ma poi la 180 non ha dato sufficienti risposte ai malati, troppo spesso abbandonati a se stessi e rimandati in famiglia. Una legge che addirittura ci farebbe tornare agli inizi del Novecento non potrebbe che peggiorare enormemente questo stato di cose. Pensiamo ai casi più delicati: come rispondere, per esempio, ad esordi patologici fra i più giovani? Come fare prevenzione? Occorrono più investimenti, più strutture, non servono interventi ideologici di legislatori incompetenti, ma soprattutto serve una nuova cultura psichiatrica come scrivono gli autorevoli esperti che hanno collaborato alla realizzazione di questa articolata storia di copertina che mette al centro la questione della salute mentale, del benessere, della prevenzione.

Dopo le fake news propalate dai media mainstream sul caso di Noa, dopo i disperanti messaggi di incurabilità che sono stati diffusi, abbiamo sentito l’esigenza di andare più a fondo. Lascia sgomenti la storia della diciassettenne olandese che si è lasciata morire di fame e di sete, non riuscendo a trovare una cura per il dolore psichico in cui era precipitata dopo essere stata stuprata. Una storia che colpisce e obbliga tutti a riflettere. La denuncia sferzante e la richiesta d’aiuto contenute nel suo libro testamento lasciano senza respiro. Noa punta il dito contro la carenza di strutture nella pur modernissima Olanda ma soprattutto denuncia la violenza di una cultura che nega il dolore psichico: «Se hai una malattia fisica ti operano subito, se stai male di testa puoi aspettare anche due anni prima di avere un posto». Siamo di fronte a una cultura apparentemente liberale che, aggiungiamo noi, poi arriva ad accettare, come se fosse una libera scelta, la decisione di andarsene a 17 anni, dopo essere stata abusata da un pedofilo a 11 anni e violentata da due uomini in adolescenza.

«La libertà è l’obbligo di essere esseri umani» ha scritto Massimo Fagioli anche su queste pagine. «Se in una storia d’amore lasciare andare l’altro può significare lasciargli la libertà di proseguire la propria vita da solo, in medicina e in particolare in psichiatria, dobbiamo dare alle parole amore e libertà un altro senso», scrivono gli psichiatri Francesca Fagioli e Andrea Masini. A loro lasciamo la parola.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 14 giugno 2019


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi