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Ecuador e Botswana: 11243 km di distanza, due continenti diversi ma una sola ondata di diritti. Il 13 giugno, la Corte costituzionale (Cc) dell’Ecuador ha approvato con una sentenza storica il matrimonio tra persone dello stesso sesso, appianando il cammino a una riforma della legge da parte dell’Assemblea. Solo ventiquattro ore prima, in Botswana, la Corte suprema ha depenalizzato il reato di omosessualità – i rapporti gay erano puniti con il carcere fino a sette anni. Così, la comunità LGBT sta raggiungendo nuovi traguardi sul piano della parità dei diritti, in tutto il mondo: a fine maggio anche a Taiwan le nozze gay erano state legalizzate, facendo dell’isola il primo Paese asiatico a poter vantare tale libertà.

In Ecuador la votazione della Corte costituzionale è stata delle più controverse, rispecchiando la dicotomia della popolazione stessa, ideologicamente polarizzata tra l’avanzata dei diritti civili e il rispetto dei valori tradizionali. Tuttavia, con cinque voti a favore e quattro contro, due coppie di uomini hanno ricevuto il via libera per sposarsi, aprendo così la porta alle unioni civili. La reazione è immediata. Centinaia di persone occupano le strade di Quito e Guayaquil, le due principali città del Paese, sventolando enormi bandiere arcobaleno.

Da questa settimana, dunque, l’Ecuador si aggiunge alla lista degli Stati sudamericani che hanno riformato le proprie leggi in modo da concedere a tutte le coppie, indistintamente dall’orientamento sessuale, la possibilità di accedere a diritti e obblighi del matrimonio civile – lista in cui sono già presenti Argentina, Brasile, Costa Rica, Colombia e Uruguay. Il Paese latinoamericano, come riporta El País, fu già il primo della regione, nel 1998, a includere nella sua Costituzione proprio l’orientamento sessuale come categoria protetta da discriminazioni. Inoltre, dal 2015 erano possibili le unioni di fatto e l’anno scorso si era definitivamente depenalizzata l’omosessualità. Le due coppie coinvolte nella sentenza avevano intrapreso la via giudiziaria a gennaio 2018, dopo la diffusione da parte della Corte Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) di un’opinione consultiva positiva sul riconoscimento dei diritti della comunità LGBT – in particolare il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione, oltreché il diritto di comporre una famiglia. La Cc ha ora interpretato il parere, rendendolo valido per tutto il Paese.

La sentenza non equivale, comunque, a una riforma della legge per regolare l’effettività dei matrimoni gay. Anche se la Corte “ha fornito la direzione in cui la legge deve andare”, afferma Farith Simon, rettore del Colegio de Jurisprudencia dell’Universidad San Francisco a Quito, probabilmente, manca ancora del tempo perché questa sia implementata davvero. Il massimo interprete della Costituzione spinge l’Assemblea Nazionale perché da un lato, “riconfiguri l’istituzione del matrimonio dando un tratto egualitario alle persone dello stesso sesso” e dall’altro, inizi una riforma costituzionale. “Si spera che, per coerenza normativa, il Legislativo adegui la legge al pronunciamento della Cc sui due casi” (El País). Le decisioni di tale organo “sono obbligatorie” e le autorità ecuadoriane sono obbligate a conformarvisi, ha sottolineato Gustavo Medina, ex presidente della Corte Suprema, all’agenzia AFP (Bbc).

Anche la Corte Suprema di Gaborone ha decriminalizzato i rapporti intimi omosessuali, illegali in Botswana fin dall’epoca coloniale. Dal XIX secolo, quando l’allora Bechuanaland era sotto dominio inglese, la sezione 164 del codice penale metteva fuori legge “reati innaturali” definiti come “rapporti carnali contro l’ordine naturale”. Nel 2018, un querelante anonimo aveva portato tale legge davanti alla Corte e, l’11 giugno scorso, i tre giudici hanno votato all’unanimità per la sua revoca. La norma era “discriminatoria” ed eliminarla era una questione di rispetto dei diritti umani, secondo il magistrato Michael Leburu (Open).

Ci sono ancora Paesi che vanno in direzione contraria e rimangono fermi su posizioni arcaiche: il Kenya ha da poco riconfermato la legge che vieta rapporti tra persone dello stesso sesso e che prevede fino a 14 anni di carcere. Invero, le relazioni LGBT sono ancora illegali in più di 70 Paesi, quasi la metà nel continente africano. Con il Botswana, solo Angola, Seychelles, Mozambico, Sao Tomé e Principe e Lesotho hanno depenalizzato il reato di omosessualità, mentre il Sudafrica è l’unica nazione africana ad aver legalizzato le unioni civili – l’equivalente di Taiwan per l’Asia. Qui, a una settimana dalla sentenza di metà maggio, sono risultati celebrati già 166 matrimoni gay; la Corte aveva deliberato con parere positivo nel 2017, e, da quel momento, ci sono voluti due anni per la riforma legislativa del Parlamento.

 

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