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Ada Colau è stata riconfermata questo pomeriggio sindaco di Barcellona grazie a un accordo con il Psc, il partito socialista della Catalogna, e tre voti di consiglieri di Manuel Valls (spagnolo, naturalizzato francese). Colau, attivista di estrema sinistra sostenuta da una lista civica, al voto del 26 maggio ottenne 10 consiglieri, lo stesso numero dei separatisti di Esquerra Republicana de Catalunya, che tuttavia avevano raccolto più voti. Per la prima volta, Barcellona avrà come sindaco un rappresentante di una lista che non è la più votata. Questo risultato è stato possibile con i voti di Barcelona en Comù, del Psoe ma anche di tre dei sei eletti di Ciudadanos, formazione centrista e liberista guidata dall’ex primo ministro francese Manuel Valls. A Madrid, invece, il voto di Ciudadanos è stato determinante per ridare al Pp, popolari di centrodestra, la poltrona di primo cittadino della capitale in un’alleanza con i rappresentanti eletti del partito anti-migranti e fascista Vox e i centristi, appunto, alcuni dei quali non hanno nascosto il disagio per l’alleanza con la formazione franchista. L’uscente, Manuela Carmena, aveva vinto le elezioni municipali il 26 maggio, ottenendo 19 dei 57 seggi di consiglio municipali, ma non abbastanza da garantire la maggioranza con il Psoe. Jose Luis Martinez-Almeida aveva ottenuto solo 15 seggi nel consiglio comunale ma in alleanza con Ciudadanos (11 eletti) e Vox (4), il candidato della destra spagnola è stato eletto sindaco. Questo voto chiude la parentesi di sinistra aperta nel 2015 dopo più di venti anni di destra a Madrid.

Tornando a Barcellona: il 26 maggio, Barcellona en Comu di Ada Colau e la Esquerra republicana della Catalogna (ERC) del separatista Ernest Maragall hanno entrambi ottenuto dieci consiglieri comunali eletti. Se nessun candidato avesse ottenuto i 21 voti necessari, il sindaco sarebbe stato Maragall perché la sua lista ha ottenuto 4.833 voti in più rispetto a Barcellona a Comu.

Colau assicura che l’appoggio di Ciudadanos non implica un’alleanza di governo ma bisogna ricordare che Valls è stato un ferocissimo ministro di polizia per conto di François Hollande nel 2012 e poi primo ministro nella terribile stagione della loi travail e dello stato d’eccezione, le leggi repressive ufficialmente contro il terrorismo ma in realtà pensate per punire il conflitto sociale. Se Ada Colau ha lavorato per rendere la politica più desiderabile,Manuel Valls – al contrario – è noto perché la riduce a un puro gioco di potere. «Se l’offerta di Manuel Valls venisse accettata, molti dei sostenitori di Ada Colau a Barcellona e in tutto il mondo (io sono uno di loro) sentiranno che la scelta del potere ha superato il desiderio che lei incarna», ha scritto sul sito francese Mediapart, Eric Fassin, sociologo all’Università Paris-8 (Vincennes – Saint-Denis). Non è sempre vero che un regalo non comporti un prezzo.

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