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Ad Udine il sindaco leghista Fontanini, con l’aiuto della Regione, aggira le norme sulla rappresentanza di genere per poter nominare un nuovo assessore maschio. Per loro, si sa, la donna è buona solo da madre

Se per caso aveste bisogno di un’ulteriore prova (ce ne sono a decine, eh) dell’odio per la Lega verso le donne (che devono essere madri e lì stare, senza pretendere nulla di più) allora vale la pena fare un salto a Udine dove il sindaco Pietro Fontanini, leghista doc, volendo allargare la sua giunta comunale da 10 a 11 assessori (sempre a proposito di quella tiritera del taglio dei costi, sì, ciao) si è accorto che le quote di genere lo costringono a nominare una donna.

Non sia mai. E così in Consiglio regionale spunta un emendamento alla legge regionale 22/2010 che gli permetterebbe di aggirare l’ostacolo. Siccome siamo un Paese strano, in cui non ci si nasconde e non ci si vergogna nemmeno, dicono che tra i consiglieri regionali la proposta sia amichevolmente chiamata proprio emendamento Fontanini in onore del suo beneficiario.

Recita l’emendamento: «L’assessore nominato ai sensi del comma 39 bis non è incluso nel computo della rappresentanza di genere prevista dalla normativa vigente. È consentito inoltre derogare alle quote di rappresentanza di genere nella giunta comunale in assenza di analoga adeguata rappresentanza nel consiglio comunale e qualora lo statuto non preveda la nomina ad assessore di cittadini non facenti parte del consiglio comunale».

Peccato che la normativa sulla rappresentanza di genere sia nazionale e non certo regionale. Ma anche su questo gli amici di Fontanini hanno pronta la contromossa: lo statuto speciale del Friuli Venezia-Giulia.

Insomma, se ci pensate fanno di tutto, brigano, disfano, si arrabattano, inventano, osano, rischiano. L’importante è non dovere nominare una donna. Tutto qui. Del resto per loro, si sa, la donna è buona solo da madre. Mica da assessora.

Buon giovedì.

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