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Uomo di straordinaria umanità, critico letterario, fondatore della cattedra di Letterature Comparate all’università Sapienza di Roma nonché emerito intellettuale di fama mondiale, Armando Gnisci, scomparso il 17 giugno scorso, ci lascia in eredità un patrimonio culturale e letterario dal valore umano inestimabile. Con oltre 50 testi tradotti in più di 12 lingue, i suoi studi e la sua ricerca hanno avuto il merito di aver spalancato i confini ad una nuova prospettiva letteraria transculturale capace di esser riuscita a varcare gli angusti limiti di realtà nazionali.
Oggi più che mai, in una Europa e in un mondo che sembrano aver smarrito la strada maestra della convivenza umana e civile dei popoli, il suo pensiero si fa attualissimo.
Già dai primi anni Novanta sceglierà di intraprendere la sua ricerca verso un nuovo pensiero meticcio che, di lì a poco, si configurerà quale punto di svolta personale per l’avvio di inedite interpretazioni che faranno, della letteratura italiana, una scienza umana sempre più creola ed anticolonialista. Una scienza che, avviata inevitabilmente verso un processo interletterario, si profilerà in un significato ampio e plurale di letteratura mondiale in cui, anche le letterature considerate da sempre “più piccole” o “marginali” ne diventeranno protagoniste principali.
Sarà grazie agli scritti di Éduard Glissant, suo più potente maestro – come lui stesso definirà in una intervista rilasciata nel febbraio del 2015 per comune-info.net – insieme ad Aimé Césaire e Frantz Fanon tutti e tre “meticci discendenti dalla tratta degli schiavi africani”, che Gnisci opererà una svolta epistemologica sulla «via della poetica della decolonizzazione degli europei e dell’anticolonialismo militante». L’avvio verso una «creolizzazione mondiale»; «una direzione cioè verso la quale sta marciando tutto il mondo attraverso la mobilità delle migrazioni e degli incroci: il meticciato come imprevedibilità». Un percorso culturale vitale che interesserà, oltreché tutta la sua vita, il mondo accademico e grazie al quale generazioni di appassionati studiosi e studenti si formeranno.
Di Poetica del diverso del martinicano Éduard Glissant, intellettuale caraibico a lui coevo, egli ne farà i suoi nuovi occhi, un faro costante che lo porterà più volte ad illuminare la ricerca verso quello che lui stesso amava definire un processo di creolizzazione tra le diverse culture e quanto, questo processo, rappresenti una sfida di enorme portata che chiama anche noi ad una prova della nostra responsabilità culturale.
Accettando di sfidare fino in fondo l’antica immagine di un Mar Mediterraneo quale «nostro mare chiuso tra le terre (…) fissato alla sua illusione trimillenaria dell’unicità centrale, prodotta dal suo pensiero unico dell’essere (…)», che ha imposto la propria identità a tutto il mondo attraverso le sue tre religioni monoteiste, Gnisci vi oppone con forza una nuova immagine modificandone la percezione.
Un Mediterraneo quale Nuovo Mare in mezzo al Mondo. Un mare che «stretto in mezzo alle terre che avvicina tre continenti possa diventare oggi uno dei centri del mondo dove si possa sperimentare una rieducazione del te sulla via, soprattutto per noi europei, di una nuova creolizzazione e di una giusta coevoluzione». L’auspicio di una nuova umanità che potrà nascere dall’incontro di diverse culture, dall’ascolto reciproco, nella tensione di un dialogo continuo reso possibile anche attraverso la letteratura e la musica.
Creolizziamoci le nostre menti, esortava Gnisci. Come? «Facendoci amici dei migranti, visto che sono arrivati a vivere con noi, ascoltando le cose che loro dicono e che sono diverse dalle cose che diciamo noi. Molto diverse».
Ci mancherà Armando. Ci mancherà il suo sguardo aperto sul mondo, l’apertura al dialogo e all’incontro … la sua continua ricerca, regalata con profonda onestà intellettuale, a generazioni di studenti che lo hanno saputo ascoltare.

 

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