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Dopo due legislature come assessore alle Politiche sociali al Comune di Milano, prima con Giuliano Pisapia e poi con Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino è volato al Parlamento europeo con il Pd, dove intende portare l’esperienza accumulata nel capoluogo lombardo. Raggiunto nel pieno del confronto fra il governo italiano e la piccola Ong Mediterranea, “rea” di aver salvato 59 vite umane, viene continuamente interrotto dalle chiamate da Lampedusa: «Che spettacolo vergognoso e disumano. C’è una coazione a ripetere nel cattivismo dello schema del governo -dice sdegnato – Sembra che nessuna situazione si debba poter risolvere, nel Mediterraneo come nell’accoglienza. Non abbiamo un ministro che sottovaluta o compie errori ma che alimenta insicurezza per rincorrere il consenso. Un gioco funzionale in cui uomini e donne non contano nulla».

Ma è inevitabile proporre all’europarlamentare un paragone con le precedenti gestioni della questione e la risposta è netta: «Si tratta di due progetti incomparabili. Quello attuale è fondato sulla paura, quello del governo precedente era pieno di scelte sbagliate. Io nel Pd ero fra i pochi allora a parlarne apertamente. Minniti ha sbagliato ma anche la precedente inadeguatezza del ministro Alfano ha prodotto danni ancora maggiori. Sulle Ong le collusioni con gli scafisti sono state smentite dai fatti. Ma oggi è un’altra storia, si producono solo paura e rancore per alimentare il proprio capitale politico. Certamente bisognerebbe fare altro: svuotare i centri di detenzione in Libia, realizzare missioni internazionali che garantiscano in quel Paese regole stabili ma oggi inimmaginabili. Bisogna mettere in fila tre punti: riformare il Regolamento Dublino intanto e attuare una redistribuzione in Europa delle persone. A Milano sono giunti tanti siriani ed eritrei che non volevano restare da noi. Molti se ne sono andati sfidando le frontiere in assenza di un percorso di legalità. E poi bisogna cancellare in Italia la Bossi Fini, ancora in vigore e che rappresenta un combinato disposto in assenza di flussi e di accordi bilaterali. Non ci sono canali di ingresso legali e quindi costringe all’irregolarità. Da ultimo serve un grande piano sull’immigrazione che coinvolga, in Europa, governi e grandi imprese. Noi nelle città tentiamo di realizzare piccole buone pratiche ma siamo una goccia nel mare».

Milano è stata in poco tempo teatro di grandi manifestazioni in favore dell’accoglienza, una eccezione rispetto a quanto accade nel resto del Paese e l’ormai ex assessore ha un personale punto di vista: «Gli enti locali hanno il dovere di intervenire e agire, non solo per i profughi ma per chiunque abbia bisogno – afferma -.  Le manifestazioni di Milano sono il frutto di un lavoro fatto negli anni. Ci siamo mobilitati senza girare la testa dall’altra parte e dal 2014 al 2018 il nostro Comune ha garantito accoglienza a 128 mila persone, in gran parte transitanti, di cui 25 mila bambini, senza che la città ne venisse sconvolta. Anzi contemporaneamente si è aperta una fase di sviluppo e di investimenti».

Investimenti che aprono ad altri scenari. La Milano in crescita ha anche paura di una crescita esponenziale del prezzo delle case, di speculazioni legate alle Olimpiadi invernali, di gentrification insomma ai danni dei più poveri: «I numeri in questo periodo non ci dicono che il costo delle case sia in crescita – continua – malgrado quanto si dica in giro. Certo che il problema esiste e non è facile tenere insieme sviluppo ed inclusione sociale. Ma io sono all’antica, penso che non ci sarà mai inclusione senza crescita. Naturalmente bisogna redistribuire ed evitare che ad esempio cresca il consumo di suolo, garantendo risparmio energetico. Chi deve svolgere una funzione di governo deve occuparsi del diritto alla casa e all’abitare come tema di coesione sociale. Deve garantire una qualità e una accessibilità soprattutto ha chi è in difficoltà. Noi ci abbiamo provato attraverso una politica di edilizia residenziale pubblica attraverso il recupero degli alloggi di proprietà del Comune, assommano ad un terzo di quello complessivo e il resto è della Regione. Abbiamo potuto assegnare circa 3000 alloggi, stiamo realizzando piani di soluzioni abitative sapendo che il problema è costante da almeno 15 anni. In un Paese in cui l’edilizia pubblica è rimasta al “Piano Fanfani” (dal 1949 al 1963), con grandi responsabilità anche della sinistra, noi abbiamo investito centinaia di milioni di euro per affrontare le criticità. Certamente abbiamo zone di periferia molto problematiche, anche se non come a Roma, ma c’è anche un terzo settore e un mondo dell’associazionismo che ci mettono la faccia e si relazionano con la nostra amministrazione. Non voglio nascondere la polvere delle marginalità sotto il tappeto ma non lasciamo nulla di intentato per affrontarle».

Continua ancora Majorino: «La città è contenta dell’opportunità rappresentata dalle Olimpiadi. Anche questa è una opportunità se Milano mantiene l’ossessione per la qualità sociale della vita. Si combattono i nazionalismi e il tentativo di alimentare i conflitti fra chi sta male costruendo una città migliore per tutte e per tutti. La nostra è stata la prima città per il contrasto alle povertà e il sostegno al reddito. Dal 2011 abbiamo garantito una crescita del 42% nei servizi per la disabilità. Non siamo un’isola felice ma abbiamo attuato politiche di riscatto sociale istituendo un mini Rei comunale prima ancora che avvenisse a livello nazionale. Comprendo che ci siano paure rispetto alle Olimpiadi ma vanno affrontate. Intanto non utilizzando mai misure straordinarie. La cultura dell’emergenza aumenta i rischi. Io non sono esperto di grandi eventi e so bene che in altri Paesi questo ha portato danni e guadagni agli speculatori. Ma siamo in grado di garantire trasparenza e servizi utili per tutti. La stazione di Porta Romana diventerà un grande scalo ferroviario, avremo strutture sportive recuperate a Rogoredo, ci muoveremo badando soprattutto alla sostenibilità».

E Milano sembra aver fatto della lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale un altro proprio cavallo di battaglia. Ma le critiche non sono mancate: da una parte le prese di posizione ecologiste e poi l’aumento, a partire dal 15 luglio del biglietto del bus, che rischia di allontanare dal servizio pubblico. «Intanto sono convinto che la “svolta green” sia reale e importantissima. Per l’amministrazione è da tempo una priorità concreta – risponde – penso alle politiche messe in atto in area A e C, alla raccolta differenziata, ai progetti educativi. Per i trasporti abbiamo attuato una riorganizzazione tariffaria che premia chi fidelizza. L’abbonamento annuale ai trasporti a prezzo completo avrà un costo di 330 euro con tariffe agevolate per cui fino a 14 anni sarà garantita la gratuità e fino ai 27 un forte sconto. E poi riduzioni enormi per chi è anziano, chi ha redditi bassi, per chi utilizza i servizi pubblici in regime di semilibertà per recarsi al lavoro dal carcere. A breve avremo in totale 5 linee metro e il servizio in abbonamento sarà esteso ad altre aree dell’hinterland. Siamo non solo al fianco dei tanti ragazzi e ragazze che manifestano per un ambiente migliore ma cerchiamo di anticipare le loro richieste garantendo una città più vivibile. Non vogliamo dare solo pacche sulle spalle a chi manifesta. Io sono stato al Pride dal 2011 intervenendo, interveniamo per garantire servizi antidiscriminazione e ci prendiamo responsabilità per la cura dell’ambiente come per quella della convivenza. Il nostro vuole essere un messaggio di cultura politica e a proposito, vorrei anche precisare che anche un servizio essenziale come quello dei trasporti, fino a quando governeremo noi resterà pubblico».

Majorino non intende dimenticare Milano ma continuare ad affrontare le difficoltà insite nell’amministrare un territorio: «A Strasburgo voglio occuparmi di affari sociali, sviluppo, cooperazione, esteri, immigrazione ma anche di rigenerazione urbana. C’è da discutere anche di questo in Europa».

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