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L’assedio notturno è iniziato alle 23.30 e durato tutta la notte, con almeno 200 agenti in tenuta anti-sommossa, 18 blindati della polizia, 6 camionette dei carabinieri, 6 defender, 2 camion idranti e un elicottero. E poi, intorno alle ore 10 della mattina successiva, lunedì 15 luglio, sono iniziate le operazioni di sgombero dell’ex Istituto agrario di via Cardinal Capranica, a ovest di Roma, nel quartiere di Primavalle. Il palazzo era occupato da circa 350 persone in emergenza abitativa – la maggior parte stranieri, compresi 80 minori – che da una ventina d’anni avevano trasformato lo stabile in un vero e proprio condominio.

La Prefettura di Roma discuteva da tempo sulla liberazione dell’immobile: lo stabile era il primo nella lista stilata dopo la circolare del Viminale che impone di liberare le strutture occupate in tutta Italia. L’operazione di sgombero prevista per la giornata di oggi sarebbe iniziata in nottata per anticipare la manifestazione prevista il 15 luglio dei movimenti per la casa e il diritto all’abitare, a cui attualmente stanno partecipando circa 200 persone. L’intervento sembra essere infatti avvenuto senza preavviso, senza cercare soluzioni alternative, senza alcun accordo con le istituzioni locali e con i giornalisti tenuti a debita distanza.

Mentre gli agenti circondavano l’edificio, gli occupanti hanno accatastato pneumatici e mobilio a formare delle barricate e qualche decina di persone è salita sul tetto, dove è stato esposto lo striscione «Roma si barrica», e su cui sei donne e tre bambini si sono incatenati. «Noi da qui non ce ne andiamo, siamo in 20 sul tetto, 10 sono bambini dai 4 anni in su. Non molliamo, non riusciranno a buttarci fuori. Questa è casa nostra», ha affermato un’attivista di Action, movimento di sinistra per il diritto all’abitare. Anche sul tetto le persone hanno accumulato copertoni di auto, ma in tanti stanno comunque uscendo dalla ex scuola, a seguito dei messaggi della polizia: «Intanto uscite, poi si troveranno le soluzioni abitative».

«Andremo in un posto tipo un hotel, una stanza con il bagno per noi e una stanza per i bambini, ci dicono, ma non sappiamo niente. Ce lo dicono loro. I bambini vanno all’asilo e a scuola in zona. Siamo sotto choc», ha dichiarato una mamma che abitava nella struttura con il marito e i figli. «Ancora una volta a Roma si considera l’emergenza abitativa come una questione di ordine pubblico mentre è una drammatica questione sociale. Quello che sta accadendo a Primavalle non è accettabile», protesta il deputato Pd Matteo Orfini; anche la senatrice Monica Cirinnà condanna l’intervento definendolo propaganda e sciacallaggio.

Tuttavia, secondo il presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, lo sgombero non era previsto: «Fino a qualche giorno fa – ha affermato durante il presidio – questa vicenda era tutta da studiare tra Prefettura, Comune e Regione impegnati in direzione di misure alternative per un modello già applicato a via Carlo Felice (l’immobile a San Giovanni tornato al proprietario Banca d’Italia). La situazione è precipitata in queste ore, solo 20 giorni fa la sindaca proponeva una pausa per studiare una soluzione, invece si è rotto un percorso che dura da qualche mese, anche per altre situazioni di occupazioni abitative tra cui quella di via del Caravaggio. Qui si parla di centri accoglienza per le famiglie e dormitori per single».

Le polemiche sullo sgombero si erano susseguite tra Lega, amministrazione comunale e parti sociali romane, nelle scorse settimane. «Qualcuno ha voglia di piantare una bandierina politica e si è militarizzato un quartiere per sgomberare 78 famiglie e 80 bambini», sostiene Luca Fagiano, uno dei leader dei Movimenti per il diritto all’abitare. «Fino ad oggi gli occupanti sono stati contattati solo da sedicenti assistenti sociali che però non hanno offerto loro soluzioni, oggi che hanno per la prima volta un confronto con le istituzioni si procede lo stesso con una operazione pesante e rischiosa. È una vergogna, bisogna respingere queste politiche che trasformano i problemi sociali in un problema di ordine pubblico», ha concluso.

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