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No, non ci siamo stati. Non siamo mai stati sulla Luna. Tutt’al più ci sono stati quei tre. Noi altri tutti telespettatori. Non ci siamo mai stati ma, oggi come allora, molti di noi vogliono la luna. La conquista della Luna fu sia un capitolo della guerra fredda, sia la colonizzazione di un immaginario. E la leggenda del Moon Hoax, la frottola della Luna, sta lì a certificarlo. Tra tutti i complotti è sicuramente il più affascinante e non è oscurantista, perché la luna è di tutti: è l’altro, l’altrove, l’altro mondo, l’impossibile, l’utopia.

A volere la luna erano in parecchi: guerriglieri nelle jungle o nei villaggi che decolonizzavano il paesaggio in Africa o in Latinoamerica, a Praga come nella Torino dell’autunno caldo. Ovunque esistevano soggetti collettivi coi pugni al cielo. «Il 15 gennaio del ’70 venne assassinato a Managua, in diretta tv – racconta Daniele Barbieri, una delle guide astrali di questo articolo – Leonel Rugama, poeta e rivoluzionario, aveva 21 anni. Pochi mesi prima aveva scritto La Terra è un satellite della Luna, una poesia su quanto fossero costate le missioni Apollo mentre “i figli della gente di Acahualinca non nascono per fame, e hanno fame di nascere, per morire di fame. Beati i poveri perché di essi sarà la luna”». Per questo la conquista della luna doveva servire a inibire l’idea stessa di un assalto al cielo.

A Porto Marghera, l’assemblea autonoma produsse un documento, Contro la luna, per dire che…

L’articolo di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 19 luglio 2019


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