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«Questa mattina ho scritto ai prefetti per avere un quadro dettagliato e aggiornato delle presenze nei campi abusivi o teoricamente “regolari” di rom, sinti e caminanti, per procedere a chiusure, sgomberi, allontanamento e ripristino della legalità. #tolleranzazero». Così scrive sulla propria pagina Facebook, la mattina del 16 luglio, il ministro Matteo Salvini. Sono passati appena sei giorni dall’inchiesta del sito BuzzFeed (attualmente al vaglio dei magistrati) sulla trattativa segreta con le autorità russe per far arrivare soldi alla Lega: il sospetto è che l’accanimento contro i rom sia un modo per deviare le attenzioni da una vicenda a dir poco imbarazzante.
Le parole del ministro sono ben calibrate, mirano ad attizzare i furori popolari contro il nemico di turno, i rom: si parla di campi abusivi o «teoricamente regolari» (!), si annunciano chiusure e sgomberi (l’amata «ruspa» gialloverde…), si minacciano espulsioni, con tanto di hashtag #tolleranzazero. Un copione visto mille volte, nel quale non può mancare il fatidico appello al «ripristino della legalità».

La cosiddetta «legalità»
Da qualche parte, agli uffici del Viminale, qualcuno deve aver capito però che questa faccenda della «legalità» è un’arma a doppio taglio. I funzionari del ministero sanno bene, ad esempio, che i censimenti dei rom sono illegali, ed è difficile invocarli in nome del rispetto della legge. Sanno anche che il diritto internazionale (e a dir la verità anche quello nazionale) vieta gli sgomberi sommari, quelli che non garantiscono nessuna soluzione abitativa agli occupanti. Sanno, infine, che…

L’articolo di Sergio Bontempelli prosegue su Left in edicola dal 26 luglio 2019


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