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In questa estate feroce di cronaca nera e ciniche strumentalizzazioni politiche si rimane sbigottiti di fronte alla continua manipolazione della realtà che, irresponsabilmente, chi dovrebbe tutelare la sicurezza dei cittadini opera ogni giorno, legittimando razzismo, sospetti, inscenando processi sommari, scavalcando i magistrati e avocando a sé tutti i poteri. Di fronte all’immane dramma di 150 persone naufragate, la Camera ha dato il via libera al decreto Salvini bis, che la Lega intende blindare al Senato. Che affoghino fuori dalla vista, i porti italiani sono sbarrati. Questo è il messaggio propalato da “la bestia”, la macchina da guerra della comunicazione salviniana.

«Provo rabbia e tristezza, l’Italia non può essere punto di approdo di certe bestie», ha sentenziato Giorgia Meloni dopo il barbaro assassinio del carabiniere Mario Cerciello Rega. «Questa è la dimostrazione di come i carabinieri, gli italiani, vengono dopo i clandestini» ha rincarato Daniela Santanchè. Ma quel che è più grave ancora è che la caccia all’immigrato sia stata capeggiata da due ministri e vice premier Salvini e Di Maio che hanno fatto a gara nel collegare l’uccisione del militare all’«immigrazione clandestina». Senza preoccuparsi di rettificare quando dell’omicidio sono stati accusati sì due extracomunitari, ma nordamericani: studenti di scuole cattoliche, di “buona famiglia”, venuti in Italia in cerca di sballo di cocaina, armati di una baionetta dei Marines (come ha passato i controlli aerei?) e di ansiolitici, fortemente strutturati, «indifferenti a tutto» secondo gli operatori che li hanno incontrati in carcere. Di fronte all’inaccettabile violazione dei diritti degli accusati documentata dalla foto in cui uno dei due ragazzi appare a capo chino, ammanettato e bendato, Salvini invece di chiedere un giusto e regolare processo, ha evocato metodi e processi sommari da regime putiniano (caro al suo amico Savoini) e alla Trump che ha annunciato la ripresa delle esecuzioni capitali nel sistema federale Usa dopo una moratoria durata 15 anni.

Ma che Paese sta diventando l’Italia? Perché nemmeno su questo l’opposizione alza la voce? Perché non scatta in piedi per cacciare chi, al governo, cinicamente non perde occasione per propagandare odio? Una parte del Paese in cerca di un capro espiatorio, esulta, un’altra larghissima fetta resta silente, ma così facendo diventa complice. E non si sa se sia più pericoloso chi plaude Salvini o chi fa il gregario. La storia del fascismo insegna. Tornare a studiare la storia in questo momento è più importante di sempre. Averla bene a mente permette di smascherare fake news come quelle messe in circolazione dalla violenta campagna di CasaPound sul caso Bibbiano e sposata dallo stesso Salvini che si è precipitato nel paese emiliano per accusare l’amministrazione locale, invitando a segnalare direttamente al Viminale casi di «affido anomalo».

Come accade sempre più spesso, scavalcato a destra da Di Maio che in video dice di non voler aver niente a che fare con il Pd «il partito di Bibbiano» e dei ladri di bambini. A parte il dettaglio che sono stati i 5stelle di Torino a finanziarie in parte l’associazione che si occupa di affidi ora indagata, va ricordato che, storicamente, sono sempre state le destre clericofasciste a strappare i bambini alle loro legittime madri per affidarli a famiglie ligie al regime. è accaduto in Argentina durante la feroce dittatura di Videla ed è accaduto ancor prima in Spagna durante il regime franchista (come ricostruisce Federico Tulli qui e nel libro Figli rubati) quando, per colpire la resistenza e «estirpare il gene del comunismo» migliaia di bambini furono presi alle donne repubblicane e venduti a famiglie cattoliche e fasciste in nome di «Dio, patria e famiglia». Un’ideologia che abbiamo visto riproporre di recente dal convegno internazionale sulla famiglia di Verona a cui ha partecipato Salvini insieme ad altri esponenti del governo e parlamentari di spicco della Lega come il senatore Pillon, primo firmatario di un provvedimento oscurantista sull’affido che tratta i bambini con una proprietà e li spedisce in case di recupero e di rieducazione, per essere “resettati” qualora si rifiutino di frequentare il padre, anche se violento.

Nella feroce ideologia professata dal cattolico integralista Pillon c’è il pensiero agghiacciante che il bambino sia una tavoletta di cera e che le madri siano delle infide manipolatrici. Proprio Salvini che fa comizi contro «ladri di bambini» mostrando scarpine bianche, che bacia il crocifisso davanti alle telecamere sostiene un provvedimento sull’affido condiviso che, introducendo una fantomatica sindrome da alienazione parentale (inventata da Gardner, apologeta della pedofilia) mette tutti i presupposti per impedire che i bambini possano avere un’infanzia felice, anche in famiglie con genitori separati.

A proposito di affidi, l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza martedì scorso ha diramato una nota che mette a fuoco le criticità anche dell’attuale sistema, sottolineando «la necessità di salvaguardare la funzione pubblica della tutela dei minorenni». «Occorre garantire tutti i diritti previsti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia», dice Filomena Albano. In primis «quello a crescere nella famiglia di origine e quello a essere protetti da ogni forma di violenza. In tutti quei casi in cui tali diritti appaiono risultare in conflitto l’equilibrio deve essere dato da procedure chiare, trasparenti e uniformi».

Le buone leggi tuttavia non bastano. Serve una formazione adeguata degli operatori, degli assistenti sociali e degli psicoterapeuti come scrive Adriana Bembina, psicoterapeuta dell’associazione La Parola ai bambini. Urge un cambio di paradigma culturale e scientifico nel modo di considerare il bambino come sottolineava già lo psichiatra Andrea Masini, direttore della rivista Il Sogno della farfalla e docente di Bios Psychè intervistato su Left del 5 luglio scorso: «Bisogna realizzare che il bambino pur avendo il suo modo di esprimersi ha sicuramente una conoscenza esatta e molto profonda dei rapporti, di ciò che ha vissuto e di cosa è la vita». Solo partendo da questa consapevolezza, e non da un pregiudizio, si può davvero operare mettendo al centro l’interesse del bambino.

L’articolo di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 2 agosto 2019


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