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«A ciascuno sarà garantita la libertà di espressione e di parola. I cittadini della Federazione hanno il diritto di riunirsi pacificamente, senza armi, e di tenere assemblee, comizi, dimostrazioni, marce e picchetti». Le foto di Olga Misik, la ragazza di 17 anni che il 27 luglio scorso ha letto la Costituzione russa davanti agli agenti in assetto antisommossa, sono diventate subito virali. Il suo gesto di protesta contro la decisione di Putin di non ammettere i 57 candidati dell’opposizione alle elezioni dell’8 settembre per il consiglio comunale di Mosca – per presunti vizi di forma – le è costato, però, l’arresto.

E non è stata la sola: 1300 i fermi dopo l’ondata di proteste per “elezioni libere ed eque” dell’ultimo weekend di luglio nella capitale, e altri 700 sabato 3 agosto, con gli investigatori russi che hanno aperto un’inchiesta per “disordini di massa”, un reato che comporta pene dai 3 anni nel caso della sola partecipazione ai 15 anni per l’organizzazione. Le due manifestazioni non erano autorizzate, pretesto con cui la polizia ha schierato decine di agenti antisommossa a presidiare le vie centrali della capitale. È partita, inoltre, una nuova inchiesta su Alexei Navalny, il leader dissidente in testa alle manifestazioni. Il blogger è indagato per “riciclaggio”: gli inquirenti accusano il Fondo anti-corruzione del dissidente russo di ricevere illegalmente somme di quasi un miliardo di rubli (13,8 milioni di euro). Navalny sta scontando una pena detentiva di 30 giorni per “manifestazioni non autorizzate”.

Nelle settimane passate, si manifestava non solo per le elezioni della Duma, ma, più in generale, contro lo Stato illiberale che sta prendendo il posto della Russia democratica nata a seguito dello scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991. A proposito dell’opposizione, si tratta di una minoranza, la cosiddetta intellighenzia urbana scontenta, che è costituita prevalentemente dalla gioventù russa ma che alle elezioni conta poco, visto che Putin gode ancora del sostegno della maggior parte della popolazione.

«Sono arrivati e hanno portato via sette persone che stavano solo parlando tra loro, sedute», ha raccontato all’agenzia France Presse Olga Yakovleva, 50 anni. Tra i fermati vi sono almeno sette minori, ha detto il commissario della città di Mosca per i Diritti dei bambini, Yevgeny Bunimovich, confermando così la sempre più frequente presenza alle proteste di giovanissimi. In caserma è finita, tra gli altri, l’avvocatessa e attivista Lyubov Sobol, una degli aspiranti candidati ai quali era stata negata la registrazione per l’elezione a consiglio comunale di Mosca nella 43a circoscrizione elettorale.

Lo stesso caso di Olga è controverso. La 17enne, non stava “manifestando” in senso stretto. Non stava tenendo un picchetto o una assemblea non autorizzata. Gli agenti, interdetti, non hanno agito in un primo momento e sono rimasti immobili con i caschi e i manganelli, i gambali protettivi, i guanti e i giubbotti antiproiettile. Olga portava con sé solo un giubbetto antiproiettile, il telefono e una copia della Costituzione. Il documento era stato varato dal primo presidente della Russia post-sovietica, Boris Eltsin, che aveva fatto copiare in buona parte le leggi fondamentali della Francia e degli Stati Uniti. Lo stesso testo sul quale ha giurato Vladimir Putin ogni volta che è diventato presidente: nel 2000, nel 2004, nel 2012, nel 2018. «Ho letto ai poliziotti l’articolo 31 della Costituzione che prevede la libertà di assemblea – racconta al quotidiano online Meduza -, il 29 sulla libertà di parola, e l’articolo 3, che descrive il popolo come la principale fonte del potere». I motivi della protesta sembrano esserle molto chiari nonostante la giovane età: «Vogliamo una Russia libera, nella quale non avvengano azioni illegali. Nessuno deve avere paura della polizia e dei tribunali», ha affermato nell’intervista. Il Paese dovrebbe «avere la voglia di andare avanti e non la nostalgia dei vecchi tempi e delle vecchie leggi. La Costituzione non deve sembrare una raccolta di barzellette e il programma del governo non deve essere desunto dai romanzi di George Orwell».

La studentessa ha appena terminato il liceo a Voskresensk, una cittadina a Sud di Mosca, e fa parte del Bessrochkà, un movimento che non ha leader né una struttura centrale, ma i militanti sono sparpagliati sul territorio. «Comunichiamo attraverso Telegram, partecipiamo a manifestazioni, distribuiamo giornali, volantini e adesivi». Prende parte ad ogni protesta, a partire dal 9 settembre 2018, quando si era scesi in piazza con Navalny per l’abolizione della riforma delle pensioni (che implicava l’aumento dell’età pensionabile).

Tuttavia, i genitori si oppongono al suo attivismo: «Mia madre è molto contraria al fatto che partecipi ai raduni perché ha paura delle conseguenze, e mio padre è un fan sfegatato di Putin e Stalin, li considera i migliori sovrani e odia i manifestanti. Non fa che dirmi “tu non hai vissuto nel caos degli anni Novanta”. Litigo con lui molto spesso e cerco di spiegare alcune cose anche a mia madre, ma lei guarda moltissimo la propaganda televisiva e crede sinceramente che i manifestanti lancino fumogeni e attacchino la polizia antisommossa». Così, la ritroviamo a sfidare la polizia in strada: «Volevo spiegare agli agenti che la gente si era radunata pacificamente, senza armi, e quindi legalmente». Solo in seguito, una volta terminata la manifestazione, la polizia l’ha portata via mentre ancora stringeva la Costituzione in mano. «Mi hanno preso per le braccia e le gambe e mi hanno trascinata lungo la strada. Ho urlato perché mi stavano facendo male, ma loro lo sapevano».

Trasportata in un van con altri 21 detenuti, gli agenti hanno sequestrato loro tutti gli effetti personali e chiuso i finestrini, lasciandoli senza aria, racconta Olga. Tutti coloro che non volevano dare il telefono furono spinti sul pavimento e costretti a consegnarlo con la forza, alcuni furono picchiati. La polizia fumava di proposito nel vagone, e l’aria diminuiva ancora: «Mi sentivo sempre peggio, ma si rifiutarono di farmi salire nell’ambulanza che viaggiava lì vicino». Poi la detenzione illegale (in quanto minorenne) fino al giorno successivo. Avrà l’obbligo di comparire in tribunale tra un mese.

La ragazza era già stata arrestata il 12 giugno – durante una manifestazione a sostegno di Ivan Golunov, reporter investigativo di Meduza, che era stato trattenuto nel centro di Mosca il 6 giugno con l’accusa di traffico di stupefacenti, maltrattato e poi assolto -, e illegalmente detenuta il 26 luglio (il giorno prima della lettura della Costituzione). In questa occasione, Olga stava distribuendo volantini contro la rimozione dei candidati dell’opposizione dalle elezioni di settembre, ma nessuno dei fogli aizzava alla manifestazione o alla violenza, difatti gli agenti che hanno proceduto al suo arresto non hanno voluto menzionarne le motivazioni.

In tutti questi casi, il gioco delle autorità sembra essere sempre lo stesso: la Costituzione prevede sì la libertà di assembramento, ma solo dietro autorizzazione. Ogni volta il luogo scelto viene giudicato «non adatto» per motivi diversi: traffico, ordine pubblico, altri eventi già programmati, e con questo pretesto scattano i fermi e gli arresti.

«L’ingiustizia concerne sempre tutti – conclude Olga -. Oggi la Duma di Mosca, domani il governo della regione, tra una settimana il capo del Distretto della Resurrezione. È solo questione di tempo. È stupido pensare che queste manifestazioni riguardino solo le libere elezioni o l’ammissione dei candidati. In realtà, vogliamo difendere i diritti costituzionali elementari che non sarebbero mai messi in discussione in uno Stato democratico».

Ora, la ragazza vuole diventare giornalista esperta in politica e diritti umani. Alla domanda: «E dopo la storia con Ivan Golunov, non avevi paura di scrivere la verità?», ha risposto senza esitazione: «Al contrario, dopo la storia con Golunov, è diventato necessario scrivere la verità. E più persone lo faranno, più sarà sicuro per tutti».

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