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Siamo a un passo dallo sfacelo: c’è la prospettiva seria di un governo Salvini-Meloni-Iannone, ma nessuno lo scrive, nessuno riflette seriamente su tale ipotesi. Eppure c’è davvero il rischio di trovarsi una stabile maggioranza d’ispirazione fascista. Lega, Fratelli d’Italia e Casapound che potrebbero eleggere: presidente della Repubblica, membri non togati del Consiglio superiore della magistratura, membri della Corte Costituzionale.

I Cinqueselle hanno aperto la strada a questa destra fascista ed hanno responsabilità gravissime. Le leadership dei grillini sono state altamente inadeguate. D’altronde si sapeva, il M5s ha rappresentato un’entità a sé che a contatto con il potere avrebbe potuto perdere la testa. Così è stato, quindi, non poteva finire diversamente.  L’imperdonabile arrivismo politico dei Cinquestelle emerge con forza dopo il salvataggio di Salvini in aula per il caso “Diciotti”, per l’atteggiamento intransigente sui migranti e infine per l’assoluta ingiustificata approvazione del decreto sicurezza bis. Il danno ormai è fatto.

Cosa si potrebbe fare adesso? Il Parlamento ha la concreta possibilità di far slittare l’aumento automatico dell’Iva. Dopo la caduta del governo Conte, potrebbe formarsi uno elettorale, che non può essere quello attuale, e subito dopo il voto, considerato ormai “inevitabile”, e che tuttavia ha bisogno di tempi tecnici per potersi svolgere. Questa però sarebbe la soluzione più immediata ma non la migliore praticabile. Il vero problema è che bisognerebbe rivedere l’attuale legge elettorale che, di fatto, è la vera causa di tutti i mali. Se i nostri politici fossero onesti e pronti a fare il bene del Paese questo dovrebbe essere un punto non secondario, poco dibattuto, ma di fondamentale importanza per la tenuta delle istituzioni democratiche. Ricordo bene come tutti i partiti hanno, secondo la loro convenienza politica, criticato la legge elettorale denominata Rosatellum. Allora perché non abrogarla creandone una nuova, giusta, semplice, che possa dare peso al voto dei cittadini che tornino ad essere unici artefici del risultato finale? Tutti hanno gridato allo scandalo perché i parlamentari sono nominati e non eletti. E’ esattamente così! Allora perché non trasformare questo grido di accusa in atti concreti? I Cinque Stelle che tanto hanno odiato e combattuto questa legge elettorale perché non ne hanno mai proposta una nuova che mettesse al centro l’elettore? Ovviamente non quello della piattaforma Rousseau.

Nessuno ci ha nemmeno provato. Di ridiscutere seriamente l’attuale legge elettorale non si hanno tracce parlamentari. Personalmente ritengo che se passasse la riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari sarebbe pericolosissimo andare a votare con il Rosatellum (o con il Rosatellum ter) che, di fatto, consegnerebbe il Parlamento ai segretari di partito! Nessuno lo dice, come mai? Allora il tema centrale diventa un imperativo: cambiare la legge elettorale per dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. E non scegliere persone designate dai partiti e calate dall’alto. E poi vinca il più votato dagli italiani. Dirò di più, io ritornerei a un proporzionale puro o aperto che, possa ridare al cittadino elettore la possibilità di scegliere e decidere il rappresentante in Parlamento e non essere obbligato a ratificare una scelta fatta da un segretario di partito.

Cari cittadini italiani come mai nessuno ha avuto il coraggio di mettere sul tavolo di discussione la riforma dell’attuale legge elettorale? Probabilmente perché a tutti sta bene che si voti con queste regole che assicurano la fedeltà dell’eletto al leader designatore per poi gridare forse allo scandalo. Poi ci chiediamo perché l’astensione dal voto aumenti e il cittadino si allontani ancora di più dalla politica attiva. Io credo che la scelta di ridurre i parlamentari aggravi la crisi attuale del Parlamento, creata anzitutto da un ruolo prevalente del Governo e largamente al di fuori della previsione della Costituzione, che gli attribuisce un ruolo centrale nel nostro sistema istituzionale di democrazia rappresentativa. La riduzione del numero di parlamentari è decisa in un quadro di mortificazione del Parlamento e di conseguenza allontanerà ancora di più rappresentanti e rappresentati. Cosa ben diversa è un nuovo progetto istituzionale con meno parlamentari che non riduca la rappresentanza del territorio. Stefano Rodotà, favorevole a una diminuzione dei parlamentari, puntava a ridare assoluta centralità al Parlamento e rimetteva il Governo al suo posto di semplice attuatore.

Pericle ci insegna che il cittadino, non solo deve esercitare la sovranità popolare partecipando alle elezioni (quali che siano le sue scelte), ma poi deve chiedere conto ai suoi “delegati” di ciò che fanno nell’interesse comune, deve far sentire la propria voce, partecipare al dibattito pubblico sulle questioni di fondo, indignarsi per le cose che non vanno, svolgere azioni concrete di controllo sul bene comune. Questa è la cittadinanza attiva che, alla fine, è il valore più rilevante di ogni altro, non solo perché è il sale della democrazia, ma anche, e soprattutto, perché è la maggior garanzia del rispetto e dell’attuazione di tutti gli altri valori costituzionali. Il distacco, l’indifferenza, non appartengono alla democrazia e non la qualificano; non valorizzano la persona e non ne esaltano la dignità. Com’era solito dirmi il mio maestro, Giuliano Vassalli, i sistemi elettorali sono infiniti e non esiste uno perfetto, dipende da chi li usa e da come li usa. Partiamo da una nozione semplicissima: in una democrazia, il sistema elettorale è il mezzo con cui i voti espressi dagli elettori si traducono in rappresentanza parlamentare. I meccanismi utilizzabili sono due: maggioritario e proporzionale.

Il nostro Paese li ha sperimentati entrambi. La domanda da porsi è: cosa si vuol prediligere con il tipo di sistema elettorale, la governabilità o la rappresentatività? Per quanto mi riguarda la soluzione ideale, sarebbe un mix tra questi due “ingredienti”. Il nodo da sciogliere resta comunque quello della scelta finale: proporzionale o maggioritario? Con entrambi, se si vuole, si può garantire sia la governabilità sia la rappresentatività. Personalmente a me piace un sistema proporzionale con soglia di sbarramento accettabile (ad esempio il 5%), con pesi e contrappesi da stabilire con particolare minuziosità.

Una legge di questo tipo, tra i suoi contrappesi, ad esempio, dovrebbe prevedere il divieto assoluto del cambio di “casacca”. Sono stato da sempre convinto che il funzionamento di un sistema politico non dipenda da una legge elettorale ma da altri fattori come la storia, la cultura, il costume e l’economia di una nazione. Sono convinto che il sistema proporzionale possa funzionare ancora perché se si volesse, si potrebbe garantire contemporaneamente sia la rappresentatività sia la governabilità. Ci sono ad esempio i collegi uninominali. Ogni partito presenta un candidato, l’elettore sceglie un candidato-partito, chi prende più voti è eletto. Sfortunatamente semplice a dirsi ma difficile a realizzarsi in una Nazione dove regnano sovrane mafie, corruzione ed evasione fiscale. Come disse qualcuno secoli orsono: “Abbiamo fatto l’Italia ora occorre fare gli italiani”. Motto, purtroppo, ancora attualissimo.

Vincenzo Musacchio è giurista e direttore scientifico della Scuola di legalità di Roma e del Molise

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