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Alcuni migranti si gettano in mare dalla Open Arms sperando di poter raggiungere a nuoto le coste di Lampedusa, perché anche la disperazione ha un limite. Vengono ripescati e riportati a bordo quando arriva la notizia che il governo spagnolo di Pedro Sánchez, seppur con colpevole ritardo, decide di abilitare il porto di Algeciras, nello stretto di Gibilterra, per far sbarcare gli ultimi 105 migranti rimasti sequestrati sulla nave che batte bandiera spagnola, dopo il rifiuto di Matteo Salvini a farli scendere.

Il governo spagnolo ha scelto il porto andaluso perché considerato il più preparato per l’operazione. Ad Algeciras è in funzione da un anno un Centro di assistenza temporanea per stranieri (Cate), con la capacità di accogliere, per essere identificati e poi indirizzati alla rete di accoglienza, circa 600 migranti. Sembrerebbe tutto perfetto se non fosse che proprio a luglio scorso la Caravana Abriendo Fronteras, composta da una rete di associazioni spagnole che rivendicano l’accoglienza e il diritto di libertà di movimento per tutte le persone, si era mobilitata presso il Cate di San Roque-Algeciras per denunciare quanto siano inutili e dannose queste strutture.

Sequestro di persona è l’espressione utilizzata da Oscar Camps, fondatore della ong Open Arms, nel video diffuso qualche giorno fa via twitter: “Scusi il disturbo durante le vacanze, presidente Sánchez, ma ci stanno sequestrando”. A bordo viaggiano cittadini spagnoli a cui è impedito l’attracco, così come alle centinaia di migranti soccorsi e ospitati da più di 18 giorni e aggiunge “Di che cos’altro ha bisogno Matteo Salvini per la sua campagna politica? Morti?”

L’esecutivo in funzione in Spagna, in attesa che si definisca un governo dopo le elezioni dello scorso aprile, interviene con una dichiarazione ai media e si appropria del ruolo di “guidare una risposta a una crisi umanitaria” , di fronte alla “situazione di emergenza” che si sta vivendo all’interno della nave spagnola per “la inconcepibile risposta delle autorità italiane, e in particolare del ministro degli Interni, Matteo Salvini, per la chiusura di tutti i suoi porti e le difficoltà esposte da altri paesi del Mediterraneo centrale”, una chiara allusione a Malta che spesso e volentieri ha negato l’accoglienza ai migranti.
“I porti spagnoli non sono i più vicini o i più sicuri per Open Arms, ma al momento la Spagna è l’unico paese disposto ad accoglierla nel quadro di una soluzione europea”, afferma la dichiarazione del governo Sánchez. Lo stesso governo che sei mesi fa, però, aveva tolto l’autorizzazione alla ong Open Arms per svolgere attività di ricerca e soccorso di migranti nelle acque del mediterraneo, ribadendo che è compito della guardia costiera spagnola, nel rispetto dei trattati internazionali sui diritti umani, farsi carico di queste operazioni. Che poi però svolge, solo quando costretta e solo in prossimità delle proprie acque nazionali.

Il piano del governo spagnolo, riportato nel comunicato, prevede che, una volta sbarcati i migranti ad Algeciras, si proceda con la distribuzione già concordata tra sei paesi europei: oltre alla Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo e Romania. Matteo Salvini, spesso definito dai principali giornali spagnoli come un ministro dell’ultradestra xenofoba e sessista, non ha tardato a esprimere il suo entusiasmo, via social network : “… Bene! Chi la dura la vince” e ironizza con un video sulle critiche della stampa e della classe politica di fronte al suo rifiuto di aprire i porti italiani ai soccorsi.

Fonti diplomatiche spagnole sottolineano che è la prima volta che un paese rifiuta di consentire lo sbarco di alcuni migranti nonostante l’impegno a non rimanere sul suo territorio e inquadrano questo atteggiamento delle autorità italiane nello scontro tra i due partner di coalizione, il Movimento 5 Stelle e la Lega, in vista di una crisi di governo o di prossime elezioni.

In una dichiarazione rilasciata dal ministero degli Affari esteri spagnolo, pochi minuti prima di quella dell’esecutivo, viene annunciato che “il governo spagnolo prenderà in considerazione la possibilità di agire dinanzi all’Unione europea o dinanzi alle istituzioni per i diritti umani e il diritto marittimo internazionale, contro l’atteggiamento sostenuto dal governo italiano in merito allo sbarco di migranti a bordo della Open Arms”. E hanno assicurato che porteranno questa denuncia nella prossima riunione dei ministri degli interni dell’UE, alla quale dovrebbe partecipare anche Matteo Salvini, e non escludono che potrebbero avviare una azione giudiziaria presso la Corte de L’Aia, perché l’atteggiamento del ministro degli interni italiano ha comportato una flagrante violazione della convenzione del mare e del diritto internazionale.

Intanto il portavoce della Open Arms rifiuta la proposta di Sánchez, ricordando che la situazione per i migranti a bordo è “di emergenza” e sottolineando che lo sbarco deve essere “immediato”, che il porto di Algeciras è il “più lontano dal Mediterraneo”. La rotta verso Algeciras è già stabilita, ma il capitano della nave spagnola spiega l’impossibilità di soddisfare un ordine che sarebbe obbligato a rispettare: “Dopo 26 giorni di missione, 17 in attesa con 134 persone a bordo, un ordine del tribunale a favore e 6 paesi disposti a ospitare, ci si chiede di navigare per 950 miglia, circa 5 giorni in più, verso Algeciras, il porto più lontano del Mediterraneo, con una situazione insostenibile a bordo?”

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