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Ancora porti chiusi. Nemmeno il governo ai titoli di coda ferma le politiche xenofobe dei gialloneri e Salvini prosegue indisturbato nel suo lavoro. Stando a una nota del Viminale, il ministro dell’Interno ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave Eleonore della Ong Lifeline, battente bandiera tedesca, che ieri aveva soccorso 101 migranti a bordo di un barcone che stava affondando al largo delle coste libiche. Il provvedimento è già stato controfirmato dai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti Trenta e Toninelli.

Il provvedimento trae la sua base normativa dal decreto sicurezza bis (che consente al ministero dell’Interno di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per ragioni di ordine e sicurezza). Immediata la reazione dei deputati del Pd, tra cui Matteo Orfini che scrive su Twitter: «Salvini chiude i porti alla Ong Lifeline con 101 persone a bordo. Presidente Giuseppe Conte, mentre parliamo di possibili governi tra un ultimatum e l’altro, potrebbe cortesemente evitare che chi agisce su sua delega continui con politiche disumane? A proposito di discontinuità».

Recentemente, Salvini aveva disposto il divieto di ingresso per la nave Open Arms, gestita dall’omonima Ong spagnola, che a Ferragosto si trovava al largo di Lampedusa già da parecchi giorni con centinaia di migranti a bordo tra cui moltissimi minori non accompagnati, senza possibilità di farli sbarcare. Il Tar del Lazio si era espresso accogliendo le richieste degli avvocati della Ong, permettendo alla nave di entrare a Lampedusa, secondo la regola del porto più vicino. «Sicuramente sussiste, alla luce della documentazione prodotta (medical report, relazione psicologica, dichiarazione capo missione), la prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza, tale da giustificare la concessione – nelle more della trattazione dell’istanza cautelare nei modi ordinari – della richiesta tutela cautelare monocratica, al fine di consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane», si leggeva nel testo del decreto del Tar del Lazio in relazione al ricorso presentato dalla Open Arms contro il provvedimento di Salvini. La sentenza proseguiva spiegando che per i motivi sopracitati si rendeva possibile: «Prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, come del resto sembra sia già avvenuto per i casi più critici». Lo stesso ex premier Giuseppe Conte aveva inviato una lettera a Salvini chiedendo lo sbarco immediato e la messa in sicurezza dei minori.

La scelta di Trenta e Toninelli è in controtendenza con quella presa nel caso della nave di Open Arms, quando si rifiutarono di mettere la propria firma sul documento: «Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza – aveva dichiarato allora Trenta -. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l’umanità. Per questo non ho firmato». Ora la decisione di appoggiare la scelta di Salvini, che informerà del provvedimento anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come previsto dal decreto sicurezza bis, fa esultare il Viminale per «la ritrovata compattezza del governo a fronte dell’ennesimo tentativo di avvicinamento alle acque italiane di una ong tedesca».

Le tragedie nel Mediterraneo intanto continuano, nel silenzio delle autorità marittime, che negli ultimi tre giorni hanno avuto notizia di almeno sei barconi partiti da Tripoli senza che venissero segnalati ai naviganti. Secondo Alarm Phone – il call center che raccoglie le richieste di soccorso da parte dei migranti nel Mar Mediterraneo diramando poi l’allarme alle autorità e alle Ong attive in mare – l’ultimo naufragio è avvenuto verso le 3.30 di questa mattina: un barcone con a bordo circa 90 persone è affondato, le autorità libiche stanno cercando di recuperare morti e superstiti, ma a quanto pare la maggior parte delle persone non ce l’hanno fatta, il numero resta ancora imprecisato. Sulla pagina Twitter, proprio Alarm Phone sancisce: «Queste morti sono tua responsabilità Europa. Le tue politiche di deterrenza uccidono».

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