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Scusate se non scrivo un prolisso editoriale sulle voci, sulle vocine, sulle vocette, sui bisbiglii e sugli sbadigli delle “fonti” della trattativa per il governo. So che sarebbe adrenalinico, come buongiorno, ma strizzare le meningi sui retroscena di cui vorrebbero che si parli proprio quelli che fingono di non volere i retroscena mi farebbe sentire piuttosto scomodo in questa enorme catena di montaggio che è la politica diventata reality.

Così ci siamo riempiti di trasmissioni che danno di gomito ai colpi di gomito di una trattativa politica, frugando tra gli sguardi come se fosse una puntata dei cronisti che si corteggiano, elemosinando mezze dichiarazioni che non significano nulla ma che vengono interpretati come fossero fondi di caffè. E sul niente si dibatte tantissimo fingendo di sapere. Ieri, se ci pensate, non è ufficialmente successo nulla. O meglio: stanno trattando e come tutte le trattative si trovano di fronte alla difficoltà di tenere insieme i pezzi (se davvero si possono tenere insieme).

Ciò che colpisce però è che tutti i personaggi in commedia hanno detto tutto e il contrario di tutto: Zingaretti non voleva Conte e probabilmente c’è Conte, Di Maio aveva detto “mai con il Pd” e tratta con il Pd, Salvini si è presentato alle elezioni con Berlusconi e si è poi  accordato con il M5S e ora dice che i governi li devono decidere le elezioni. Uno spettacolo grottesco, triste, deturpante.

Programmi? Boh. Si sa intanto che i ministri grillini hanno appoggiato l’ennesima schifezza di Salvini. Questo è l’unico fatto reale di ieri. Ah, no, c’è un altro fatto: per il M5S tratta con autorevole voce in capitolo anche una società privata, la Casaleggio. Prima era una vergogna. Ora non più.

E poi, come tutti i reality viene fuori che deve votare anche il pubblico da casa.

Evviva.

Buon mercoledì.

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