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Se non proprio con l’ambizione di integrare le linee programmatiche che il presidente del Consiglio ha abbozzato in queste ore, quantomeno con l’intenzione di fornire un indirizzo orientativo ai partiti che hanno trovato una maggioranza, affinché (ri)trovino anche un’umanità indispensabile per il futuro del Paese. Diverse associazioni della società civile, movimenti e organismi professionali, trasversalmente uniti verso la solidarietà, l’integrazione e la non violenza si sono per questo attivati, per offrire un contributo alla stesura dell’agenda del governo Conte Bis

Con una lettera, indirizzata a Giuseppe Conte, a Luigi Di Maio, a Nicola Zingaretti, a Pietro Grasso e a Sergio Mattarella, dal palco del Flumen – Festival dell’ecologia della non violenza e delle migrazioni, il Movimento Nonviolento lancia tre punti programmatici prioritari nella discussione “per la definizione del programma e la conseguente formazione del nuovo governo che accolga la fiducia delle Camere per la prosecuzione della legislatura”, si legge nella missiva.

Primo punto, uscire dal programma F-35: entro fine anno, il nostro Paese avrebbe l’opportunità di recedere, senza ulteriori penali, dagli impegni presi per l’acquisto dei cacciabombardieri, risparmiando dieci miliardi di euro. Secondo, la riduzione delle spese militari – più democratica e utile di quella dei parlamentari – con un taglio del 10 per cento e la cifra risparmiata, pari a due miliardi e mezzo di euro, sia utilizzata per alleggerire la manovra economica. Tre, no al 2 per cento del Pil per la Nato che chiede di aumentare il budget militare. «Questi tre obiettivi – conclude la lettera – sono un richiamo a impegni realistici che voi stessi avete condiviso in campagna elettorale: ora avete l’occasione di fare in modo che l’Italia possa contribuire a trasformare l’Europa in una potenza di pace».

Partendo da un Paese unito, multiculturale e multietnico, che sia mosso secondo «un approccio politico diverso da quello che pretende di separare realtà inseparabili e che fa sembrare la logica “Prima gli italiani”, un’operazione sensata»: è questa la premessa del manifesto Uniti per unire la nostra Italia, diffuso dal Movimento internazionale, transnazionale e interprofessionale “Uniti per unire” di cui fanno parte oltre mille associazioni italiane e straniere.

Nel manifesto vengono segnalati dieci punti per proporre un cambio di linea nella politica verso la crescita culturale, economica e sociale dell’Italia di tutti. Tra questi, offrire reali ruoli operativi ai nuovi cittadini di origine immigrata, evitando la strumentalizzazione in sola chiave elettorale e tendente a creare disinformazione e conseguente odio rivolto all’origine etnica; promuovere il coinvolgimento produttivo dei cittadini immigrati attraverso una strategia a due binari che garantisca, da un lato l’eliminazione degli ostacoli, anche normativi, a processi di integrazione e dall’altro, la stessa sicurezza per tutti; ridurre la carenza dei professionisti della sanità attingendo al bacino dei medici di origine straniera, senza l’obbligo della cittadinanza italiana per chi lavora da cinque anni nel Belpaese; promuovere l’emersione dei saperi dei professionisti stranieri in quanto utili allo sviluppo dell’intero sistema italiano; incentivare l’approvazione di una legislazione europea che garantisca la solidarietà tra tutti i Paesi dell’Unione contro il traffico di esseri umani e la violenza di donne e bambini; individuare meccanismi di soluzione dei conflitti in Yemen, Siria, Iraq e Libia.

Questione, quest’ultima, sulla quale Medici per i diritti umani (Medu) rivolge a Conte due domande: «Quali politiche migratorie intende sviluppare il governo che si accinge a formare e a quali ministri intende affidarle?». E poi: «Quali relazioni con la Libia, snodo centrale del feroce sistema criminale che sfrutta i flussi migratori dall’Africa Sub-sahariana all’Europa?» Perché «tali fondamentali questioni sono state affrontate in modo disastroso dal suo precedente governo, in cui ha prevalso l’impostazione leghista tanto che il suo ex ministro dell’Interno, poco più di un anno fa, parlava, senza essere smentito dal governo, di «centri per immigrati all’avanguardia in Libia», chiedendo di «smontare la retorica della Libia che tortura i migranti e non rispetta i diritti umani».

Se vuole essere davvero di svolta, per il presidente del Cnca, Riccardo De Facci, «il nuovo governo deve mettere al centro della sua azione politiche di welfare innovative e non assistenziali: tra le prime misure che ci attendiamo ci sono il corposo finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali e per le politiche Giovanili, il rilancio di culture ecologiche e di economia circolare, una seria lotta alla povertà, una reale applicazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr) in tutta Italia». Dando uno sguardo alla bozza dei lavori, sintetizzata in ventisei punti dal M5s, qualcuna di queste istanze sembrerebbe soddisfatta. Ma non basta. «Vorremmo definitivamente superare – continua De Facci – l’ondata di odio che, in questi ultimi anni, si è accanita contro il mondo della solidarietà, del mutualismo, dei poveri e della diversità».

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