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Due donne anglo-australiane e un uomo di cittadinanza australiana sono stati arrestati in Iran. È la prima volta, in tempi recenti, che vengono arrestati dei cittadini inglesi che non hanno la doppia cittadinanza iraniana. Non si conoscono i nomi dei tre, ma sembra si tratti di una blogger, del suo compagno e di un’accademica di Cambridge che insegna in un’università australiana. Le due donne sono probabilmente detenute nel carcere di Evin, a Teheran, dove dal 2016 è rinchiusa anche una cittadina anglo-iraniana, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, con accuse di spionaggio per conto di Israele.

La blogger e il suo compagno sarebbero stati arrestati perché stavano campeggiando in un’area militare nei pressi di Jajrood, nella provincia di Teheran, mentre l’accademica australiana sarebbe stata già condannata a dieci anni di carcere per motivi ignoti. Secondo fonti del Guardian, la blogger avrebbe saputo dalle autorità iraniane che il vero motivo della sua detenzione sarebbe uno scambio di prigionieri con l’Australia. Nonostante l’arresto sia avvenuto diverse settimane fa (addirittura dieci), il governo inglese ha imposto il silenzio stampa. Da parte sua, l’Australia ha messo in guardia chi intende viaggiare in Iran, aggiungendo che «c’è il rischio che alcuni cittadini stranieri, inclusi quelli australiani, possano essere arrestati o imprigionati», come scrive il quotidiano britannico.

La causa dietro a tutti questi arresti arbitrari sarebbe da ricercare nell’escalation delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, e conseguentemente tra Teheran e gli alleati di Washington. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, a luglio una nave petrolifera iraniana era stata sequestrata a largo di Gibilterra, rilasciata solo dopo aver ricevuto assicurazione che i barili che trasportava non erano destinati alla Siria. L’Iran è sospettato di vendere a Damasco circa 2,1 milioni di barili al giorno. L’Australia, invece, ha partecipato a una missione a guida Usa per pattugliare lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.

Sono già partiti gli appelli al governo di Boris Johnson, tra cui quello della deputata laburista Tulip Siddiq, del distretto da cui proviene Zaghari-Ratcliffe. «Questo è un campanello d’allarme per il nostro Primo ministro, per il governo e i suoi ministri che bisogna agire urgentemente per riportare a casa i nostri cittadini innocenti». Il ministero degli Esteri inglese ha comunicato che le azioni di Teheran rappresentano «un’inaccettabile violazione delle norme internazionali» e che il Regno Unito presenterà la questione all’Assemblea Generale dell’Onu prima della fine del mese di settembre.

Secondo il Center for Human Rights in Iran, almeno dodici cittadini con la doppia cittadinanza o con il passaporto iraniano con la residenza permanente all’estero sono stati arrestati da luglio 2019. Teheran non riconosce ufficialmente la doppia cittadinanza, proibendo alle persone arrestate di contattare le ambasciate straniere. Il Centro, riporta il Guardian, ha rilevato che esiste una trama ricorrente negli arresti, come l’isolamento e interrogatori prolungati, oltre che l’impedimento ad appellarsi alle Nazioni Unite o alle organizzazioni umanitarie.

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