Condividi

La ministra Elena Bonetti ha detto che lo scellerato ddl Pillon sull’affido condiviso rimarrà «chiuso in un cassetto» ma sono ancora tanti i diritti civili a rischio o da conquistare. Ne parliamo con la senatrice Pd Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili varata nel 2016.
Il ddl Pillon voleva colpire la libertà delle donne già nel momento in cui si vogliono separare, obbligandole alla mediazione. Se non fai almeno una seduta di mediazione non puoi neanche pensare concretamente alla separazione, una follia. Ci sono però altri diritti a rischio, perché l’oscurantismo (in particolare dei leghisti) porta con sé la demolizione della libertà della donna garantita da due leggi fondamentali, quella sul divorzio e quella sull’interruzione di gravidanza. L’attacco fortissimo alla legge 194 non avviene solo a parole, non è portato avanti solo dalle loro associazioni ultra cattoliche, ma viene attuato anche direttamente con atti depositati in Parlamento, sia alla Camera che al Senato. A firma Gasparri sono depositati due ddl pericolosissimi che intendono dare riconoscimento giuridico all’embrione. Che l’embrione sia un grumo di cellule (e non persona) è un’acquisizione scientifica, non è quella pericolosa eretica di Monica Cirinnà a dirlo! Attribuirgli personalità giuridica significa dire che l’interruzione di gravidanza è omicidio. È inaccettabile.

È in atto una guerra continua ai diritti conquistati?
Cercano di eliminare diritti e lo fanno in modo subdolo. Qualche tempo fa io ed Emma Bonino siamo riuscite a sminare un emendamento che puntava a imporre che le dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) fossero depositate nel Comune di nascita. Ora, solo per fare un esempio, un uomo come mio padre che ha 89 anni, che vive a Roma da 40, dovrebbe recarsi in provincia di Messina a depositare le sue dichiarazioni anticipate di trattamento? Il lavorio contro i diritti civili delle persone è un lavoro carsico che loro fanno giorno per giorno, erodono dove possono erodere.

La Corte costituzionale ha dato al governo tempo fino al 24 settembre per fare una legge sull’eutanasia. Cosa fare?
Ormai i tempi molto stretti i tempi. I testi depositati alla Camera e al Senato (dal Pd) giacciono perché nessuno li fa chiamare. Nello scellerato contratto del precedente governo non c’era una riga sui diritti civili. E non sono stati portati in Aula temi fuori dal contratto. Sul tema del fine vita, va detto, ci sono dei dissidi anche dentro le forze del centrosinistra.

Lei non è d’accordo con la proposta del senatore Pd Andrea Marcucci?
La mia posizione è diversa da quella predominante nel gruppo Pd in Senato. Io non ho firmato la proposta Marcucci perché la trovo debole: prevede la sedazione profonda ma non il farmaco letale in caso di malattia irreversibile. Per il fine vita dobbiamo pretendere dignità, non accanimento, poter sospendere alimentazione e idratazione forzate, dobbiamo consentire che la sofferenza non sia prolungata inutilmente.

Una legge sull’eutanasia, a suo avviso, dovrebbe riguardare i casi di malattia organica non più curabile?
Esclusivamente. Io sono contraria all’eutanasia nel caso di malattie psichiatriche. È totalmente diverso. La Corte costituzionale parla di un farmaco in grado di provocare rapidamente la morte in caso di malati affetti da patologie irreversibili sottoposti a sofferenze intollerabili. È chiaro che si tratta di malattia organica. Su questi temi che toccano i valori fondanti della sinistra riformista dobbiamo avere coraggio.

Pensa che il suo partito dovrebbe aprirsi di più alle battaglie sui diritti civili?
Se davvero il Pd vuole tornare ad essere un grande partito popolare di sinistra, se vuole essere un partito riformista deve uscire dall’imbarazzo del dover fare sempre “più uno” solamente sui diritti sociali. Il diritto sociale e quello civile fanno capo alla dignità della persona. Zingaretti dice: «Prima le persone». Io dico sì, prima le persone con tutti i loro diritti. La dignità non è solo quella sociale del lavoratore, ma è anche quella del riconoscimento della propria soggettività.

C’è ancora molto da fare per la piena accettazione della differenza e dell’identità delle donne?
Sì, per la piena affermazione della differenza di genere. Ecco perché le battaglie sui diritti vanno portate avanti in piena intersezionalità. Io faccio la battaglia per le donne, per i gay, per i migranti, per gli homless, per tutti. Perché se tu affermi un diritto lo fai per tutti. Il valore delle battaglie intersezionali va rilanciato altrimenti siamo tutti piccoli gladiatori dentro a piccoli ghetti.

Intervista di Simona Maggiorelli

Commenti

commenti

Condividi